Dopo la sonora e meritata sconfitta elettorale dei
falsi partiti comunisti della Rifondazione e dei Comunisti italiani
e dei Verdi pacifisti e ambientalisti alleatisi per opportunismo elettorale
nel cartello “La Sinistra Arcobaleno”, ora queste componenti
partitiche e sociali al servizio dello Stato e del potere capitalistico,
assieme anche ad altre organizzazioni della stessa natura revisionista
e opportunista, come Sinistra Critica, Partito Comunista dei Lavoratori
e altre similitudini del genere, sono alla ricerca di una risistemazione
elettorale e istituzionale, innanzi tutto per cercare di riconquistare
- continuando a ingannare, da posizioni politiche tattiche e strategiche
falsamente comuniste, prive di qualsiasi elemento di classe e rivoluzionario
e persino non progressive, le masse lavoratrici e popolari italiane,
semmai continuando a utilizzare, ma solo strumentalmente, i gloriosi
simboli della falce, del martello e della stella – i privilegi
istituzionali borghesi persi con la mancata rielezione nelle assemblee
parlamentari. Ciò, in modo particolare, in vista di loro verifiche
congressuali o semplicemente di assemblee organizzative. L’insieme
dei loro falsi riferimenti ai principi del comunismo - e ci riferiamo
pure all’area dell’Ernesto interna a Rifondazione, che è
anche di natura guevarista e che impropriamente da taluni pessimi conoscitori
del marxismo-leninismo viene finanche definita leninista - rappresenta
quello scandaloso magma di puzza borghese e socialdemocratica, revisionista
e opportunista che è stato liberato dalla fine indegna dell’ex
PCI e dalla liquidazione di altre aggregazioni affini, un magma idealmente
e politicamente nauseabondo che è la tragica conseguenza del
trotskismo, del togliattismo, del krusciovismo e del gorbaciovismo,
che mascherandosi coi simboli del movimento comunista e con la definizione
di comunista, marxista e finanche leninista continuano a trarre in inganno
la classe lavoratrice, poiché costoro di comunista non hanno
proprio nulla, ma sono solo relitti in decomposizione della cultura
e della politica borghese.
Dette sopravvivenze di un passato inglorioso e direttamente responsabile
delle sconfitta del socialismo realizzato nel ventesimo secolo, si trovano
anche a loro agio dentro o a fianco del sindacalismo di base e movimentista,
economicista e privo di una prospettiva di classe e rivoluzionaria per
la conquista del socialismo. In questi giorni leggiamo di scontri feroci
tra le varie componenti della sinistra di sistema capitalistico per
aggiudicarsi la guida politica e partitica di quel che resta della sconfitta
elettorale subita. Chi più chi meno tutti i protagonisti dello
scontro in atto si muovono dentro la prospettiva di rientrare comunque
in parlamento e, possibilmente, ritornare a governare il paese in nome
e per conto degli interessi assassinii del sistema capitalismo nazionale
e delle multinazionali. C’è chi valuta la possibilità
di entrare nel Partito Democratico di natura capitalistica e imperialistica,
chi auspica una nuova alleanza di centrosinistra per ritornare vincente
al governo della confindustria e delle banche del paese e chi punterebbe,
come l’area dell’Ernesto, alla rifondazione di un partito
comunista come quello dell’ultimo PCI revisionista e opportunista
e sprovvisto di una strategia di classe e rivoluzionaria, cioè
coerentemente marxista-leninista e bolscevica, per costruire la prospettiva
della rivoluzione socialista e del socialismo nel nostro paese.
In tale confronto piccolo-borghese si inseriscono anche interventi di
professori universitari fermamente antistalinisti e di provata fede
socialdemocratica, revisionista dei coerenti principi del marxismo-leninismo
e presuntuosamente “comunisti” con la pretesa di dare lezioni
di marxismo, ma non di marxismo-leninismo, per condurre a ricomposizione
quel magma già sconfitto dalla storia e dalle ultime elezioni
politiche e che è, disgraziatamente, vissuto unicamente per consentire
all’infame sistema capitalistico di sopravvivere sulle persistenti
e sciagurate condizioni di vita delle masse lavoratrici. Ci è
utile la circostanza per ricordare che i migliori educatori del marxismo-leninismo
sono quelli educati e forgiati nella lotta di classe del proletariato.
Tutti i veri e grandi rivoluzionari della storia del movimento comunista
nazionale e internazionale hanno avuto come maestri, oltre ai grandi
Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin,
la lotta di classe e l’insegnamento del duro lavoro nelle officine,
nei campi, nei servizi e negli uffici. Leggendo in questi giorni della
lotta interna alla sinistra revisionista, opportunista e istituzionale,
abbiamo visto come taluni professorucoli della sinistra borghese si
attardino sulla politica di redistribuzione capitalistica della ricchezza
socialmente prodotta e non già, naturalmente per opportunismo,
sulle nefandezze della presunta redistribuzione padronale. Né
parlano di redistribuzione uguale per tutti i componenti della società
italiana lasciando intendere chiaramente di condividere la redistribuzione
disuguale del sistema capitalistico.
Nella società capitalistica, fondata sul massimo sfruttamento
del lavoro e sul più elevato profitto ricavato dal capitale investito,
non potrà mai esserci una redistribuzione della ricchezza
uguale per tutti tra lavoratori e padroni, perché
la ricchezza prodotta appartiene al padrone, che decide cosa e quando
redistribuire. Chi parla o scrive della redistribuizione della
ricchezza nella società dello sfruttamento padronale ma senza
specificare uguale per tutti, in effetti trasmette l’impressione
e l’illusione che sia possibile una redistribuzione uguale dei
beni disponibili. Naturalmente parliamo di “impressione ed illusione”
per quella massa di lavoratori e semplici cittadini che non conoscono
l’esatto significato della parola “redistribuzione”.
Lasciar credere ciò è un’infamia, perché
è solamente una menzogna e un inganno delle masse popolari.
E ancora, nessuna redistribuzione capitalistica potrà approfondire
la contraddizione tra la produzione sociale della ricchezza e il suo
accaparramento privato. Le cosiddette politiche dei redditi, della redistribuzione,
del compromesso e della concertazione tra capitale e lavoro, o meglio
tra padroni e lavoratori e tra sfruttatori e sfruttati, sono solo un
miserabile inganno per i lavoratori e per i cittadini tutti ed è
comprensibile che esse vengano sostenute dai rappresentanti della classe
capitalistica, dai sindacati padronali e di regime e dai partiti della
borghesia di centrodestra e centrosinistra, ma quando ciò avviene,
apertamente o allusivamente, anche da parte di personaggi che hanno
la pretesa di definirsi di sinistra e di parlare a nome degli interessi
della classe lavoratrice allora la questione assume un aspetto grave
e intollerabile da smascherare e combattere senza timore e né
riguardo per chicchessia, perché ne va di mezzo la credibilità
della nostra lotta di classe e rivoluzionaria.
Sotto la dittatura del capitalismo non si può mai parlare di
uguale redistribuzione della ricchezza prodotta, ma semplicemente di
elemosine che periodicamente i padroni elargiscono ai propri sfruttati
per consentirne la sopravvivenza e con essa la continuità del
loro disumano sfruttamento o come conseguenza obbligata della lotta
di classe dei lavoratori. Inoltre, in genere quello che gli sfruttatori
sono costretti a concedere ai lavoratori poi il loro Stato capitalistico
se lo riprende attraverso l’aumento delle tasse, delle tariffe
oppure con il taglio dei servizi pubblici. Insomma, chi comanda è
il padrone e lo Stato è un suo strumento di dominio e di repressione,
mentre le masse lavoratrici sono costrette a subire la dittatura padronale
fin quando non decidono di militare e lottare dentro il loro vero Partito
della rivoluzione e del socialismo per abbatterla e avviare la costruzione
della nuova società, dove a comandare sarà la classe lavoratrice.
L’uguale distribuzione della ricchezza prodotta – e non
la ridistribuzione, che avviene nella società capitalistica dopo
che i padroni se ne sono appropriati in base a un diritto sancito dal
parlamento dello Stato borghese – può avvenire esclusivamente
nella società socialista, dove il potere politico è nelle
mani della classe lavoratrice e dove i mezzi di produzione sono di proprietà
di tutto il popolo. Il compito dei coerenti comunisti, smascherando
le falsità e gli inganni del potere borghese e delle organizzazioni
politiche e sindacali ad esso asservite e dei falsi comunisti, è
proprio quello di illuminare le masse sulle menzogne che ad arte diffondono
il sistema capitalistico e i suoi scribacchini assoldati orientandole
e guidandole verso la rivoluzione socialista.
Tale ruolo svolge oggi nella società italiana il Partito Comunista
Italiano Marxista-Leninista attingendo ai principi del marxismo-leninismo,
al pensiero e l’opera dei nostri grandi Maestri del proletariato
internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin e all’esperienza storica
del movimento operaio e comunista nazionale e internazionale. Un Partito
che è erede del Partito Comunista bolscevico e degli insegnamenti
organizzativi e strategici della Terza Internazionale, voluta e fondata
da Lenin e Stalin, che saprà guidare il proletariato italiano
verso la sua liberazione dallo sfruttamento del lavoro e dalla schiavitù
capitalistica e sino alla costruzione della nuova società socialista
e l’edificazione di quella comunista.
BASTA CON L’ELEMOSINA
DEL PADRONE E DEL PRETE,
RIVENDICHIAMO IL DIRITTO ALLA DISTRIBUZIONE UGUALE PER TUTTI DELLA RICCHEZZA
SOCIALMENTE PRODOTTA!
Forio (Napoli), 1 luglio 2008.