La classe padronale utilizza vari strumenti
per dare alla classe lavoratrice quanto meno possibile: essa, che possiede
i mezzi di produzione, stabilisce le regole della destinazione della
ricchezza socialmente prodotta. Contrattazione della mano d’opera,
orario e ritmi di lavoro, prezzi, inflazione, borse e operazioni monetarie
sono solo alcuni degli strumenti coi quali i capitalisti incrementano
la propria soverchiante ricchezza. L’inflazione, legata alla rendita
parassitaria, è uno strumento di ulteriore incremento del capitale
finanziario. L’Euro ha dimezzato il potere d’acquisto di
salari, stipendi e pensioni. Le statistiche dell’Istat, l’Istituto
di rilevazione statistica del sistema e del potere politico capitalistico,
non riflettono neppure lontanamente lo stato reale della svalutazione
monetaria e, dunque, la riduzione del potere d’acquisto dei salari.
L’inflazione reale è superiore di decine di volte quella
ufficiale stabilita dallo Stato padrone. I padroni e il loro potere
politico: no alla rincorsa prezzi-salari! La fame nel mondo è
in continuo aumento. La causa della miseria delle masse lavoratrici
e popolari sono unicamente il capitalismo e l’imperialismo: la
giustizia nel mondo dipende dalla loro morte e presto! La grande attualità
della lotta di classe e della rivoluzione socialista. Occorre rafforzare
e presto il Partito della rivoluzione e del socialismo in Italia, cioè
il P.C.I.M-L.
di Domenico Savio*
Per le masse lavoratrici e popolari di tutti i paesi della Terra,
con differenze poco rilevanti, anche questa è un’epoca
di massimo sfruttamento capitalistico del loro lavoro e di minore godimento
della ricchezza che hanno socialmente prodotto, perché sopravvive
ancora l’epoca nefasta del capitalismo e dell’imperialismo,
che dominano le sorti politiche, economiche, militari e sociali del
mondo. Qui ci occuperemo, in particolare, della drammatica situazione
politica, economica e sociale delle masse lavoratrici e popolari italiane
e, implicitamente, di quelle di tutti i paesi dell’Unione Europea,
alleanza europea socio-economica-politico-militare che nell’ultimo
sessantennio è stata voluta e realizzata dai governi capitalistici
degli Stati membri al solo scopo di consentire al capitalismo e all’imperialismo
europei una maggiore possibilità di movimento e di arricchimento
del loro capitale sul mercato industriale e finanziario del Pianeta;
un più brutale sfruttamento del lavoro proletario; un’amministrazione
dei prezzi più favorevole ai loro profitti; un utilizzo di politiche
monetarie centralizzato e di processi inflattivi che gli permettono
di incrementare notevolmente la ricchezza posseduta; di far leva anche
sull’inflazione monetaria per ridurre il tenore di vita dei lavoratori
e dei pensionati; per promuovere una politica economica di espansione
dell’imperialismo europeo avvalendosi anche di una nuova strategia
di intervento, occupazione e sottomissione militare dei paesi possessori
di ricchi giacimenti di risorse minerarie e di un vasto patrimonio forestale.
Si sapeva sin dall’inizio che la Comunità Europea non veniva
costituita per migliorare le condizioni di vita dei popoli dell’antico
Continente, com’è stato ampiamente dimostrato, bensì
per favorire il sistema economico capitalistico e la sua espansione
imperialista nel mondo.
Attualmente uno spettro di malattie e morti si aggira per l’Europa
e il mondo intero: è lo spettro di una miseria galoppante che
avrà come conseguenza diretta anche l’aumento di malattie
e di morti per denutrizione. Nella società suddivisa in classi
costantemente contrapposte e in duro conflitto tra loro - cioè
la classe degli sfruttatori (padroni) e quella degli sfruttati (lavoratori)
e la lotta tra le due classi opposte è senza fine sino a quando
non scompariranno definitivamente con l’edificazione della società
comunista - i padroni sfruttatori e detentori dei mezzi di produzione
cercano di guadagnare sempre di più e di spendere quanto meno
possibile, invece i lavoratori sfruttati lottano accanitamente per ottenere
quanto necessario alla loro sopravvivenza. E’ una lotta spietata
tra ricchi e poveri, ma quasi sempre prevalgono i primi, perché
dalla loro parte hanno la forza del proprio Stato e potere politico
e quella repressiva delle leggi borghesi e delle Forze Armate. La classe
padronale impone le sue condizioni di lavoro, di guadagno e di sopravvivenza
alla classe lavoratrice e lo fa utilizzando vari strumenti di regolamentazione
e di controllo sociale. Il sistema economico e politico capitalistico
decide e assegna alle masse popolari un tenore di vita quanto basta
alla loro sopravvivenza, giusto per tenerle in vita allo scopo malvagio
per poterle continuare a sfruttare. I padroni governano la vita
dei lavoratori dalla loro nascita alla morte, essi decidono del loro
grado di istruzione – chi non ha la possibilità economica,
anche dove esiste la cosiddetta “scolarizzazione di massa”,
non può raggiungere il livello di studio auspicato -; del livello
di assistenza sanitaria di cui possono disporre in caso di bisogno;
della consistenza del salario, dello stipendio e della pensione da corrispondere;
della durata della vita lavorativa.
Gli usurpatori realizzano profitti non solo sullo sfruttamento del lavoro,
ma pure sulla commercializzazione dei vari beni necessari alla vita
e sui vari meccanismi di regolazione dei rapporti sociali, come la contrattazione
al massimo ribasso della mano d’opera; la maggiore durata dell’orario
di lavoro e l’innalzamento dei ritmi di produzione; il valore
commerciale attribuito alla merci prodotte dai lavoratori; i processi
inflattivi che determinano la caduta del potere d’acquisto per
le masse lavoratrici e popolari; l’incremento del capitale finanziario
persino mediante la speculazione dei prezzi al rialzo; l’inflazione,
legata alla rendita parassitaria e che determina la caduta del potere
d’acquisto per le masse lavoratrici e popolari; i processi di
corruzione commerciale voluti e promossi dai detentori del capitale
finanziario per incrementare ulteriormente la ricchezza immobiliare
e mobiliare posseduta; le speculazioni finanziarie in borsa, che producono
arricchimenti illeciti e parassitari; le rendite parassitarie, legate
principalmente al fitto e alla commercializzazione delle abitazioni
e delle aree fabbricabili; i cartelli, o trust, per far crescere i prezzi
delle merci e il costo di servizi sociali; le tasse, con le quali essenzialmente
lo Stato capitalistico prende dalle masse popolari per dare alla classe
capitalistica dominante; i continui prelievi popolari da parte dello
Stato padrone con le leggi finanziarie o di riequilibrio del bilancio
statale per estinguere un debito pubblico – di cui è impossibile
prevedere tra quanti decenni o secoli sarà totalmente estinto!
– oramai consistente in una montagna di interessi speculativi
e parassitari senza fine, giacché è fondato ritenere che
il prestito iniziale, consistente nel capitale nominale bancario e industriale,
sia stato già abbondantemente estinto; eccetera. Tutti questi
meccanismi, o “trappole”, sociali consentono alla classe
padronale, che detiene ed esercita il potere economico, politico e sociale,
di impinguirsi costantemente di nuovi e abbondanti profitti, costituiti
dal sangue succhiato dalle vene della classe lavoratrice e che le permettono
di mantenersi in vita: con l’interruzione, mediante la
rivoluzione socialista, di tale afflusso di sangue proletario essa morirà
e sprofonderà nella fogna putrescente della storia dell’umanità.
Per conseguire tale risultato epocale non è difficile, anzi è
più facile di quanto si possa immaginare, basta che i dissanguati
lo vogliano, si uniscano nel Partito della rivoluzione, ossia del P.C.I.M-L.,
per conquistare il potere politico e avviare la costruzione della nuova
società socialista!
L’introduzione della moneta unica europea, l’Euro, ha rafforzato
l’inserimento delle multinazionali europee nei mercati mondiali,
ha favorito il mercato finanziario delle banche del vecchio continente,
ha consentito alle multinazionali e al capitale finanziario europei
di competere da una posizione monetaria forte nei confronti del dollaro
e dello yen e, in termini reali, ha ridotto di circa il 50% il potere
d’acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni realizzando,
in tal modo, un’enorme trasferimento di ricchezza dalle masse
lavoratrici e popolari alla classe capitalistica e creando la drammatica
situazione di estrema povertà in cui sono cadute le masse popolari
dei paesi comunitari. L’euro; l’inflazione; l’aumento
dei prezzi; i rinnovi contrattuali che non recuperano il reale potere
d’acquisto perso dai salari; gli interessi da strozzinaggio applicati
sui mutui per l’acquisto della prima casa; la tassazione finanche
dei miseri aumenti contrattuali derivanti dal recupero di una parte
minima dell’inflazione e della ridotta perequazione di fine anno
delle pensioni, perequazione rapportata al tasso, vergognosamente irreale,
ingannevole e ufficiale dell’inflazione stabilito dallo stesso
potere politico capitalistico – In effetti viene ignobilmente
ritassato, con l’effetto di una ulteriore svalutazione di quanto
è stato recuperato, ciò che è stato sottratto con
la svalutazione monetaria operata dal sistema economico padronale e
sempre allo scopo di realizzare l’accumulo di maggiori profitti
da parte dei potenti industriali e banchieri -; l’aumento delle
tasse statali, regionali e comunali, delle tariffe e dei costi dei servizi
e forniture pubblici o privatizzati essenziali: con tutti questi
prelievi dalle tasche dei lavoratori e dei pensionati il capitale industriale
e finanziario, attraverso il suo potere statale, sfrutta ancora le masse
lavoratrici e popolari. Si tratta di elementi costitutivi di un ennesimo
furto padronale compiuto ai danni dei lavoratori e che viene effettuato
col concorso e la complicità diretta dei governi capitalistici
di centrodestra e centrosinistra e dei sindacati del regime padronale,
a partire dalla triplice alleanza Cgil, Cisl e Uil e dall’Ugl.
Oramai tutti sanno, ma nessuno si scandalizza e nelle masse popolari
la rassegnazione sembra l’unica indignazione possibile, che le
statistiche dell’Istat, l’Istituto di rilevazione statistica
ufficiale del sistema e del potere politico capitalistico, riferite
alla rilevazione del tasso di svalutazione dei salari, stipendi e pensioni,
non corrispondono neppure lontanamente alla svalutazione reale e lo
si verifica quotidianamente dal constatare l’aumento impressionante
e costante dei generi di consumo alimentari e non e dal costo complessivo
della vita. Nella società capitalistica l’Istat risponde
alla voracità della legge del profitto in contrapposizione alle
esigenze di vita delle masse lavoratrici e popolari. La classe sociale
dominante, che detiene la proprietà dei mezzi di produzione e
il potere istituzionale e politico di governo, impone i suoi interessi
con una parvenza di legalità di parte, nel senso che governando
si fa le leggi che meglio difendono i suoi interessi. Lo Stato
e il suo apparato istituzionale rimangono uno strumento di potere della
classe sociale dominante. Così persino l’Istituto
ufficiale di statistica costituisce un altro mezzo padronale per prelevare
soldi dalle tasche dei cittadini. Ultimamente è diventata una
cantilena quotidiana - diffusa con servile insistenza dai mezzi di informazione
stampa-radio-televisimi di proprietà del regime di sfruttamento
al potere - l’invocazione dei padroni a non rincorrere la corsa
al rialzo prezzi-salari, ciò significa, secondo il volere dei
ladri legalizzati, che i lavoratori e i pensionati dovrebbero abituarsi
e rassegnarsi ad essere sempre più poveri e a rinunciare a rivendicare
ciò che il sistema di sfruttamento gli rapina quotidianamente.
Il mancato recupero della perdita del potere d’acquisto
dei salari e delle pensioni e la rassegnazione delle masse popolari,
almeno sino a questo momento, a una esistenza sempre più povera
dipendono anche e consistentemente dalla complicità istituzionale
dei sindacati e dei partiti di natura capitalistica, che frenano e regolano
i rapporti conflittuali tra lavoro e capitale, ma fondamentalmente derivano
dalla scarsa o assoluta mancanza di coscienza di classe del proletariato,
il quale si lascia soggiogare dai padroni e dalle forze politiche e
sindacali che li sostengono e incoscientemente rinunciano a organizzarsi
e lottare in termini di classe e rivoluzionari, insomma, continuano
a essere classe in sé rinunciando a lottare per emanciparsi socialmente
e diventare classe per sé, con l’obiettivo di conquistare
il proprio potere politico e di costruire il proprio ordine sociale
socialista.
Le masse popolari dei singoli paesi e del mondo intero diventano sempre
più povere. Nella storia sociale dannata del capitalismo e dell’imperialismo
si alternano fasi economiche di crescita, di depressione e di crisi
e le condizioni di vita dei prestatori d’opera sono condizionate
da queste fasi della produzione capitalistica legata al profitto e non
alle vere esigenze di vita della popolazione, ma neppure nella fase
di crescita economica le esigenze esistenziali dei lavoratori vengono
soddisfatte appieno, perché la classe padronale non concede loro
più del minimo necessario per la sopravvivenza, ovvero dà
solo quanto basta per non morire e all’unico scopo di poterli
continuare a sfruttare per soddisfare la propria fame di profitti. Nella
presente fase di pesante depressione economica che investe l’occidente
capitalistico - mentre altre aree de Pianeta vivono una fase di espansione,
come quella asiatica e dell’estremo oriente, realizzata con un
super sfruttamento del lavoro -, una depressione che potrebbe anche
degenerare in crisi profonda, la fame e la miseria in generale nei singoli
paesi è in continuo aumento a causa della speculazione finanziaria
sulle materie prime, a partire dai carburanti, dell’inflazione
e dell’aumento insostenibile del costo della vita. E’ una
situazione disperata riconosciuta persino da tutti gli istituti di rilevazione
statistica del sistema economico e politico dominante. Sono in aumento
le morti, specialmente infantili, per denutrizione o per malattie dipendenti
dalla denutrizione, a partire dai paesi sottosviluppati e dell’Africa
in modo particolare. Centinaia di milioni di uomini, donne e
bambini sono al limite della sopravvivenza, mentre nei paesi industrializzati,
come l’Italia, le difficoltà della vita sono a un punto
di esasperazione e non sfociano in ribellione solo per il lungo processo
di declassamento ideale e politico subito dalla classe lavoratrice nell’ultimo
cinquantennio in seguito alla trasformazione revisionista e opportunista
politica e sindacale imposta dai vertici di partiti e sindacati nati
e sviluppatisi all’interno del movimento operaio e poi modificatisi
in strumenti di gestione e di potere dell’infame società
capitalistica.
La causa di tutti i mali delle masse lavoratrici e popolari nella società
fondata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è
il barbaro sistema sociale capitalistico, senza eliminare il capitalismo
non è neppure possibile liberare l’umanità dalle
sofferenze che è costretta a patire. Senza abbattere il capitalismo
e costruire il socialismo non è neppure possibile liberare il
genere umano dallo sfruttamento e dalla disperazione esistenziale. Oggi
la vita di miliardi di uomini che popolano la Terra è un inferno
di insicurezza, di disperazione, di privazione e di lotta per la sopravvivenza:
il tempo dell’esistenza passa senza tregua nella sofferenza e
privo di un attimo di piacere. E’ un’afflizione continua
che non lascia spazio alla gioia della vita pur messaci a disposizione
da Madre Natura. Però occorre che gli uomini e le donne prendano
coscienza del fatto che il piacere della vita, cioè la sicurezza
dell’assistenza sanitaria, degli studi, del lavoro, della casa
e del tempo libero, non è un lusso irraggiungibile, ma è
ottenibile semplicemente riappropriandosi di quanto la Natura ha già
messo loro a disposizione eliminando l’ostacolo principale della
proprietà privata dei mezzi di produzione e costruendo l’ordine
sociale socialista. Dobbiamo riprenderci quanto la dannata razza padrona
ci ha violentemente e indebitamente sottratto nel corso dei secoli attraverso
l’imposizione dello sfruttamento del lavoro e di tutte le attività
e bisogni della vita. Occorre liberare l’umanità da tutto
ciò che è stato sovrapposto, con la violenza e la sopraffazione,
alla legge naturale.
Nella presente ennesima situazione di progressivo immiserimento delle
masse popolari quello che colpisce in modo particolare è la loro
mancata reazione di classe, politica e sociale alle pesanti difficoltà
della vita. E’ sconcertante il grado di rinunzia alla
lotta di classe e rivoluzionaria e di rassegnazione alla situazione
esistente: forse perché si riesce ancora a mangiare anche se
male? Tocca a noi dirigenti del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista,
a noi marxisti-leninisti, a noi rivoluzionari per il socialismo far
capire alla gente, alla classe operaia specificamente, che non basta
lamentarsi e accettare supinamente le angherie di questo sistema infame,
ma che occorre impegnarsi politicamente militando e lavorando nel nostro
Partito, che è l’unico Partito della rivoluzione e del
socialismo oggi esistente in Italia, per mettere definitivamente in
crisi il sistema economico, politico e sociale capitalistico per farlo
crollare e per costruire la nuova società socialista. Questa
è la via maestra di riscatto storico di un popolo troppo a lungo
espropriato, schiavizzato e represso nel suo diritto a un’esistenza
libera e dignitosa. Tale è il lavoro politico e sociale che il
P.C.I.M-L. deve proseguire e integrare nelle analisi e nelle deliberazioni
del prossimo 2° congresso nazionale del Partito.
Ischia (Napoli), 21 luglio 2008.