Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti
Italiani, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Rete dei
Comunisti, Partito di Alternativa Comunista, Partito Marxista Leninista
Italiano, (nuovo) Partito Comunista Italiano e una miriade di altre
sigle partitiche, movimentiste e di centri sociali che utilizzano opportunisticamente
definizioni e simboli dell’esperienza storica del movimento comunista
e operaio nazionale e internazionale non hanno proprio nulla da spartire
con la prospettiva della Rivoluzione Socialista e la costruzione della
Società Socialista nel nostro paese. E’ solo un miscuglio
indistinto di revisionismo dei principi teorici, politici e strategici
del marxismo-leninismo, di opportunismo, di socialdemocrazia, di riformismo,
di maoismo, di ghevarismo, di trotskismo, di krusciovismo e gorbaciovismo,
di movimentismo, di rivoluzionarismo, di estremismo, di economicismo
e di tutto ciò che agitandosi e diseducando al marxismo-leninismo
favorisce la sopravvivenza del presente e infame sistema sociale capitalistico.
LE ASSISI CONGRESSUALI DI QUESTI GIORNI
CONFERMANO APPIENO LA NOSTRA ANALISI!
Il comunismo si conquista solo con
la rivoluzione socialista, nessun’epoca storica conosciuta dall’uomo
s’è imposta sulla precedente senza rivoluzione e questo
principio scientifico fece dire a Marx che “la violenza è
il lievito della storia”. Chi disconosce tale principio, storicamente
sperimentato, è solo un imbroglione del comunismo e in quanto
tale dev’essere smascherato e combattuto.
Purtroppo in questo periodo di imbroglioni anticomunisti in giro ve
ne sono moltissimi. Non passa giorno che la classe operaia è
costretta a subire il civettare deviante e devastante di detti imbroglioni,
sostenitori, e spesso persino al soldo, degli interessi del sistema
economico, politico e sociale dominante. Imbroglioni che spudoratamente
arrivano a sostenere che la Cina capitalistica e imperialistica di oggi,
così come le esperienze di lotta di paesi sud americani contro
il dominio imperialistico statunitense, farebbero parte di un lungo
processo verso la conquista del socialismo. “L’economia
socialista di mercato” è solo un’economia capitalistica
e imperialistica, che produce profitti al capitale investito e che si
basa sullo sfruttamento disumano del lavoro proletario e sull’esistenza
delle classi sociali contrapposte e in conflitto tra loro, così
come descritte dai Maestri del socialismo scientifico.
Chi confonde la dittatura del proletariato, la lotta di classe, che
continua anche dopo la rivoluzione e durante la fase di costruzione
del socialismo e la collettivizzazione di ogni attività sociale
– per arrivare all’edificazione della società comunista
- con la opportunisticamente definita “economia socialista di
mercato” altro non è che un ignorante della dottrina comunista
e della sua strategia per conquistare il socialismo oppure un imbroglione
anticomunista prezzolato dal capitale. In ogni modo si tratta solo di
arnesi, oramai arrugginiti, della cultura borghese a cui è stata
negata da Madre Natura la capacità di comprendere e di diffondere
la via rivoluzionaria al socialismo, via magistralmente indicata –
sul terreno teorico, scientifico, politico e strategico, da Marx, Engels,
Lenin e Stalin al proletariato del mondo per potersi liberare dalle
catene millenarie dello sfruttamento e della schiavitù padronale.
I lavoratori sono quotidianamente martellati e sommersi - nell’ambito
della falsa sinistra comunista che per meglio imbrogliare a volte si
proclama finanche marxista, oppure leninista e spudoratamente finanche
marxista-leninista – dalle falsità sul presunto processo
di lenta trasformazione dei rapporti sociali per poter giungere, forse,
in un tempo lontano al socialismo. E’ il miglior servizio
che un revisionista, un opportunista e un imbroglione anticomunista
possa rendere al nemico di classe per la sopravvivenza dell’infame
sistema capitalistico, che, comunque, è stato già condannato
a scomparire dal tribunale del materialismo storico. Il socialismo si
costruisce a partire da subito, la via maestra da seguire è la
lotta di classe per la rivoluzione socialista e la conquista del potere
politico alla classe proletaria. Le condizioni sociali per la lotta
di classe ci sono tutte, occorre solo educare le masse lavoratrici alla
lotta di liberazione e di riscatto storico dall’oppressione del
sistema padronale.
La pesante e umiliante sconfitta elettorale subita dall’odierna
falsa sinistra comunista italiana con le elezioni politiche del 13 e
14 aprile 2008 – sconfitta meritata non solo per i falsi partiti
comunisti candidati, ma anche per quei falsi comunisti extraparlamentari
che tali partiti hanno sostenuto con la propaganda e il voto –
ha indotto i partiti coinvolti nell’umiliante esperienza ad anticipare
la resa dei conti tra le varie componenti interne e i loro congressi.
Qualche opportunista demente potrebbe rinfacciarci che anche il Partito
Comunista Italiano Marxista-Leninista era presente alle elezioni e che
il risultato elettorale ottenuto è stato deludente. E’
vero che nell’unico collegio senatoriale della regione Campania
dove eravamo presenti alla competizione abbiamo preso solo 8.000 voti,
ma il PCIML non si candida – naturalmente quando e dove ha la
possibilità organizzativa - e non si è candidato alle
elezioni borghesi per andare a gestire il sistema che vuole abbattere
o per occupare poltrone colme di ricchi stipendi e di privilegi borghesi
d’ogni natura, così come fanno da sempre i falsi partiti
comunisti revisionisti e opportunisti, ma si è presentiamo unicamente
per utilizzare pure le elezioni, come sosteneva Lenin, come momento
di lotta di classe e per portare tale lotta per il socialismo anche
all’interno del potere politico del nemico di classe, oltre che
per sostenere i bisogni di vita delle masse lavoratrici e popolari in
attesa della conquista del socialismo. Un coerente partito comunista
non va mai a gestire il potere che deve abbattere e chi lo fa è
la negazione e il tradimento della lotta di classe per il socialismo.
Un vero partito comunista non è mai un partito di lotta
e di governo, come l’ex PCI e i suoi degni successori di oggi,
ma è esclusivamente di lotta per costruire la prospettiva socialista
e chi opera con un piede nell’accattivante e corruttore potere
della borghesia e l’altro nella classe lavoratrice in lotta in
effetti, come la storia ha sempre dimostrato, è un traditore
e un rinnegatore degli interessi di classe delle masse lavoratrici sfruttate
e affamate dal capitale. E non c’è differenza di classe
tra potere istituzionale nazionale, regionale, provinciale e comunale
gestito, perché è un unico potere piramidale di gestione
degli interessi della classe padronale.
Tra le altre iniziative di confronto organizzativo e politico delle
forze della falsa sinistra comunista e ambientalista, che sono state
sconfitte alle elezioni di aprile e letteralmente cacciate dal voto
dei lavoratori dal parlamento e dal potere borghese, nelle settimane
scorse si sono svolti, in particolare, i congressi per il regolamento
dei conti interni dei due maggiori falsi partiti comunisti della sinistra
anticomunista italiana, quello del Partito della Rifondazione Comunista
e l’altro del Partito dei Comunisti Italiani, due partiti già
una volta uniti, partoriti dall’ultimo PCI revisionista e opportunista
e da tempo co-gestore degli interessi istituzionali e statali del capitalismo
nazionale e delle multinazionali, di natura ideologica e politica trotskista,
kruscioviana. Gorbacioviana, togliattiana, berlingueriana, revisionista,
opportunista, movimentista, eccetera: insomma, il contrario di un vero
partito comunista e la totale negazione del marxismo-leninismo. Nei
loro congressi è emersa con estrema chiarezza la loro natura
antirivoluzionaria e antisocialista. All’ordine del giorno
dei due congressi non c’era la lotta di classe per la rivoluzione
socialista e la costruzione della società socialista, obiettivi
esclusivi dei coerenti comunisti e della classe operaia, non c’era
la rinuncia comunque alla gestione del potere politico borghese a tutti
i livelli della vita istituzionale, non c’era l’obiettivo
di costruire una vera coscienza di classe rivoluzionaria delle masse
proletarie e non c’era la volontà di costruire un vero
partito comunista di classe e rivoluzionario, ma c’era, al contrario,
essenzialmente e fondamentalmente, la preoccupazione elettoralistica
di ritornare nelle istituzioni e, semmai, per co-gestirle come in passato
e per riprendersi i privilegi borghesi perduti.
Questi due partiti-strumento del potere borghese e della sopravvivenza
del sistema capitalistico hanno scelto la continuità di un partito
interclassista, che è la negazione del partito della rivoluzione
e del socialismo, hanno volutamente ignorato la necessità della
lotta di classe e di un partito fondato sul centralismo democratico,
hanno sprecato tutte le energie congressuali per invocare le alleanze
elettorali necessarie al ritorno nelle istituzioni borghesi e padronali
e si sono sciupati gli appelli all’unità dei comunisti
sul magma del loro anticomunismo. Oliviero Diliberto, confermato
segretario del partito, ha addirittura citato il suo maestro revisionista
Giorgio Amendola, mentre il documento finale del congresso esalta Antonio
Gramsci con il revisionista Palmiro Togliatti e collega i valori dell’illuminismo
a quelli del socialismo: ma che centra l’illuminismo del capitalismo
con il socialismo del proletariato e forse anche il socialismo utopistico
con il socialismo scientifico? Proprio niente! Si tratta solo di confusioni
ideali, politiche e letterarie proprie dei revisioni che remano contro
la prospettiva del comunismo. Nel congresso di Rifondazione
lo scontro maggiore c’è stato tra Paolo Ferrero –
proponente l’autonomia politica del partito rispetto al resto
della sinistra parlamentare - e Nichi Vendola – che con Bertinotti
e Giordano propone un possibile rapporto col Partito Democratico, partito
oramai centrista, borghese e capitalistico - rispettivamente rappresentanti
della prima e seconda mozione congressuale. E’ stato eletto segretario
Ferrero, ma sul piano ideologico e politico la differenza tra i due
revisionisti è quasi impercepibile. Ferrero ha vinto con pochi
voti di differenza e unendosi alle componenti della terza, quarta e
quinta mozione. Le quattro mozioni unite hanno consentito a Ferrero
di ottenere il 52,7% dei voti congressuali, mentre Vendola con la sola
propria mozione ha avuto il 47,3%. Nel comitato politico Ferrero è
stato eletto segretario con 142 voti contro i 134 di Vendola. La prima
mozione di Ferrero aveva avuto il 40,3% dei voti, che sono diventati
52,7% con la confluenza dei voti delle altre tre mozioni.
Ha concorso all’elezione di Ferrero pure la terza mozione che
fa riferimento alla rivista “l’ernesto”, denominazione
presa da Ernesto Che Guevara, che ha rappresentato
il 7,7% dei voti congressuali, un’area che impropriamente e ingannevolmente
si definisce leninista – con l’occasione è bene osservare
e tener presente che oramai definirsi leninisti, però non marxisti-leninisti,
perché il marxismo-leninismo attiene unicamente al pensiero e
l’opera degli unici quattro grandi Maestri del proletariato internazionale
Marx, Engels, Lenin e Stalin, per molti trotskisti e revisionisti è
diventata una moda che ben consente di ingannare e fare proseliti tra
quei lavoratori e studenti ancora privi di una coscienza di classe e
rivoluzionaria - ma in realtà è antistalinista e revisionista,
dal momento che non trova difficoltà ad allearsi al congresso
con la componente trotskista e a lavorare in un partito assieme ai trotskisti
delle diverse specie. Nel partito della Rifondazione, come in
quello dei Comunisti Italiani, non ci sono né leninisti né
tanto meno marxisti-leninisti, ma semplicemente una eterogeneità
di posizioni trotskiste, revisioniste e opportuniste, che ieri hanno
contribuito in modo determinante alla sconfitta del socialismo realizzato
nel secolo scorso, assieme alla vergognosa trasformazione borghese e
persino anticomunista dei partiti nati dalla Terza Internazionale, come
l’ex PCI, e oggi esistono solo per favorire la sopravvivenza del
nemico di classe e lo fanno esaurendo la loro attività su battaglie
sociali di retroguardia della classe lavoratrice, ma ignorando volutamente
e opportunisticamente la preparazione della rivoluzione socialista per
costruire la società socialista in Italia. Rifondazione parla
di rafforzare “la sinistra di alternativa”, ma non di rivoluzione
per il socialismo. La sola constatazione che il congresso si è
svolto per mozioni e non per tesi, com’è nella tradizione
dei coerenti partiti comunisti, dimostra ulteriormente la confusione
ideologica e politica che regna in quel partito e la sua vera natura
trotskista, revisionista, opportunista, antimarxista-leninista e, di
conseguenza, anticomunista.
Come al solito, anche nella circostanza dei congressi di Rifondazione
e Comunisti Italiani la stampa e la televisione di regime ha preferito
intervistare Marco Ferrando - altro campione di trotskismo e revisionismo,
rimasto in Rifondazione sino a qualche anno fa e attualmente segretario
dell’altrettanto revisionista e trotskista Partito Comunista dei
Lavoratori -, e non i coerenti marxisti-leninisti, come i dirigenti
del PCIML. Ferrando ha detto a News24: “Operare per un governo
operaio”, come dire che nella società capitalistica sia
possibile avere un governo operaio. Questa affermazione qualifica da
sé Ferrando e il suo partito come, avendone la possibilità,
bravi sostenitori e gestori del potere politico capitalistico, così
come ha fatto e rifarebbe Rifondazione, affermazione e posizione politica
totalmente estranee alla lotta di classe comunista per la prospettiva
della rivoluzione e del socialismo. Tra l’altro Ferrando
e il Pcl sono ferocemente trotskisti e antistalinisti. Noi cogliamo
l’occasione per chiarire, anche per evitare un ennesimo inganno
per i coerenti comunisti e i lavoratori, che nella società capitalistica
non è possibile avere un governo operaio, poiché il potere
economico, sociale e politico lo detiene la classe padronale e un’ampia
dimostrazione di ciò che stiamo affermando ci viene dai vari
governi di centrosinistra, sostenuti fedelmente dai falsi partiti comunisti
della Rifondazione e dei Comunisti Italiani, che erano espressione e
sostenitori degli interessi economici e sociali della classe capitalistica
contro i diritti, i bisogni di vita e le aspettative della classe lavoratrice.
Il governo operaio, o meglio dell’intera classe lavoratrice, lo
si può avere solo nella società socialista, dopo che la
rivoluzione socialista ha conquistato il potere politico al proletariato
e ha dichiarato i mezzi di produzione di proprietà di tutto il
popolo: ogni diversa tesi è solo il solito inganno dei falsi
partiti comunisti e dei loro dirigenti.
Nell’odierna società capitalistica italiana la lotta di
classe di un vero partito comunista, com’è il PCIML, sui
molteplici problemi sociali – come quelli dell’occupazione;
dei salari, degli stipendi e delle pensioni adeguati per vivere un’esistenza
dignitosa; del salario sociale garantito per tutti i disoccupati; della
lotta alla precarietà del lavoro, al caro-vita, alle tasse e
tariffe soffocanti; della sicurezza sul lavoro; del diritto alla casa;
dello sviluppo del Mezzogiorno; della scuola di massa pubblica, laica,
pluralista e con consistenti poteri di autogestione da parte degli studenti
nell’insegnamento superiore e universitario; del diritto alla
sanità pubblica totalmente gratuita ed efficiente; della difesa
dell’ambiente, in particolare contro il dannoso incenerimento
dei rifiuti e per una totale raccolta differenziata; della difesa e
ampliamento delle libertà democratiche; della riconquista del
sistema elettorale basato sul proporzionale puro; della sicurezza sociale
non come questione di “ordine pubblico” da affidare alle
forze dell’ordine, ma come rieducazione sociale a partire, però,
dal soddisfacimento dei bisogni di vita degli uomini e delle donne in
generale e dei giovani in particolare; eccetera – non dev’essere
finalizzata a se stessa e utilizzata strumentalmente per le varie competizioni
elettorali, ma deve svolgersi, ininterrottamente, all’interno
della battaglia più generale per preparare la fase rivoluzionaria
e conquistare il socialismo. Tale lotta di classe per i bisogni
di vita immediati delle masse lavoratrici e popolari ha tanto più
possibilità di successo quanto più è integrata,
ideologicamente, politicamente e sindacalmente nella battaglia per la
conquista del socialismo. Questa natura di classe e rivoluzionaria della
lotta di classe del proletariato di oggi è stata completamente
e volutamente ignorata dai due congressi e dalle altre prese di posizione
revisioniste e opportuniste proprie perché si tratta di componenti
politiche estranee alla dottrina comunista e alla strategia per il socialismo.
Ecco perché i coerenti partiti e singoli comunisti non possono
allearsi coi trotskisti e gli opportunisti, anzi devono lavorare incessantemente
affinché costoro non riescano a trarre più in inganno
quei compagni e lavoratori ancora sprovvisti degli strumenti di analisi
e di lotta marxista-leninista.
Per conseguire significative conquiste sociali di classe oggi e per
avanzare sulla via della rivoluzione e del socialismo la classe lavoratrice
italiana ha bisogno di un partito autenticamente di classe e rivoluzionario,
così come è stato pensato e creato da Lenin e Stalin il
Partito Comunista bolscevico, perché solamente un Partito di
tale fattura può ricondurre il proletario italiano e del mondo
intero alla rivoluzione vittoriosa e al socialismo, può far rivivere
la gioia, l’entusiasmo e la speranza di quella memorabile aurora
del 7 novembre 1917 a Leningrado. Un Partito che ripudia e non ammette
le correnti, che lotta risolutamente e inflessibilmente il movimentismo,
il revisionismo, l’opportunismo e l’economicismo quali nemici
del socialismo e strumenti di sopravvivenza dell’infame sistema
capitalistico, che sia indissolubilmente unito e di classe, temprato
nella fucina del marxismo-leninismo e a prova d’acciaio, fondato
sul centralismo democratico e dove l’istanza inferiore è
subordinata a quella superiore, che sia idealmente e politicamente vicino
alle tesi, al programma e allo statuto della Terza Internazionale, che
si dichiari erede dei documenti fondativi e della lotta politica del
Partito Comunista d’Italia.
In Italia questo partito è
stato fondato il 5 dicembre 1999 e si chiama Partito Comunista Italiano
Marxista-Leninista ed è rappresentato dal suo Segretario generale
compagno Domenico Savio. E’ un Partito ancora giovane che lavora
sulla strada che conduce alla Rivoluzione e al Socialismo. La classe
lavoratrice italiana, dopo i feroci inganni e i tradimenti subiti da
parte dei falsi partiti comunisti – come l’ex PCI, il PdCI,
Rifondazione, il Pcl e altre formazioni del genere – deve riappropriarsi
della propria autonomia di classe e rivoluzionaria ripartendo dagli
scritti di Marx, Engels, Lenin e Stalin, dagli insegnamenti del Partito
Comunista bolscevico e della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, dall’esperienza
della Terza Internazionale e dalla sconfitta subita dai marxisti-leninisti
del PCUS al XX congresso del 1956, per ritornare a militare e lavorare
in un autentico partito comunista di classe e rivoluzionario qual è,
appunto, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista e ciò
per essere certi di incamminarsi sulla strada maestra della rivoluzione
socialista e del socialismo. Da questa scelta, saggia e responsabile,
che noi auspichiamo immediata, dipende la liberazione del proletariato
italiano dalla dittatura capitalistica dello sfruttamento del lavoro
e della repressione sociale.
Forio (Napoli), 28 luglio 2008.