Sono opportunisti, carrieristi e presuntuosi,
si sentono superiori agli altri, semmai con un titolo di studio in tasca,
cercano di apparire più intelligenti della base del partito per
convincerla delle loro proposte e per averne i consensi, utilizzano
gli strumenti del potere per imporre le loro scelte e per conservare
i privilegi acquisiti. Quelli mediocri sono i più spregiudicati
nell’esercizio del potere per cercare di competere con i loro
concorrenti. I veri dirigenti sono quelli che non si montano la testa
e si considerano in tutto uguali all’ultimo iscritto, ovviamente
il loro comportamento scaturisce essenzialmente dall’aver acquisito
un elevato livello di formazione della coscienza di classe comunista
e rivoluzionaria, dall’immedesimarsi nella vita sociale e nelle
difficoltà esistenziali dei lavoratori sfruttati, discriminati,
perseguitati e affamati dalla classe padronale.
IL VERO DIRIGENTE DELLA CLASSE LAVORATRICE VIVE
E MUORE SENZA PRIVILEGI NE’ AVERI E DA’ TUTTO PER LA CAUSA
COMUNE DEL COMUNISMO, COME IL COMPAGNO GIUSEPPE STALIN!
di Domenico Savio*
Nel nostro lungo impegno di rivoluzionari comunisti e di educatori del
marxismo-leninismo abbiamo sentito tanti compagni e lavoratori esclamare:
“Ma perché i gruppi dirigenti non ascoltano mai la base
e ci impongono i loro convincimenti e le loro scelte politiche quasi
sempre contrarie ai nostri interessi di classe e alla prospettiva socialista?”.
Naturalmente il riferimento è ai partiti e ai sindacati che hanno
la presunzione di affermare che difendono gli interessi sociali del
movimento comunista e operaio. O meglio si tratta dei dirigenti dei
falsi partiti comunisti revisionisti e opportunisti e dei sindacati
trasformatisi in strumenti di difesa degli interessi della classe padronale.
La tragedia della trasformazione borghese di interi gruppi dirigenti
di partiti e sindacati della cosiddetta sinistra storica è antica
quanto la storia stessa del movimento comunista e operaio e porta il
nome, sul piano sindacale, di sindacalismo interclassista, di politica
sindacale del compromesso e della concertazione col nemico di classe,
di economicismo e di conciliazione degli interessi padronali con quelli
della classe lavoratrice, mentre sul piano politico la tragedia si chiama
revisionismo della natura di classe e rivoluzionaria del marxismo-leninismo,
socialdemocrazia, opportunismo e riformismo borghese. La lotta
alla degenerazione borghese di interi gruppi dirigenti del movimento
comunista e operaio – degenerazione che si alimenta dell’assimilazione
della cultura borghese e religiosa e che per varie ragioni sociali riprende
il sopravvento sulla formazione di classe, semmai quest’ultima
sia avvenuta in profondità della propria coscienza e in totale
convincimento – è una questione di fondamentale importanza
per la vittoria del socialismo sulla Terra.
Contro le posizioni del socialismo utopistico, dell’idealismo
contrapposto al materialismo dialettico e storico, della socialdemocrazia
e del riformismo contrari alla lotta di classe e alla rivoluzione proletaria
per conquistare il socialismo, Marx, Engels, Lenin e Stalin hanno impegnato
le loro maggiori energie intellettuali e di vita, perché dalla
sconfitta di tali posizioni sbagliate e opportunistiche dipende il successo
delle rivoluzioni socialiste e dell’avvenire comunista. La sconfitta
del socialismo realizzato nel ventesimo secolo rientra anche nell’argomento
che stiamo discutendo. Nel corso degli ultimi due secoli abbiamo conosciuto
Organizzazioni e Partiti nati di classe e rivoluzionari e finiti revisionisti,
opportunisti, socialdemocratici e persino sfacciatamente capitalistici:
alla Prima Internazionale è seguita la Seconda borghese e socialdemocratica,
i Partiti nati dalla Terza Internazionale Comunista sono diventati tutti
borghesi, socialdemocratici o capitalistici, come l’attuale Partiti
Democratico italiano. La questione centrale è la trasformazione
borghese, antirivoluzionaria e anticomunista dei gruppi dirigenti di
tali Partiti. Due sono i fattori inquinanti e devianti: l’opera
corruttrice del sistema capitalistico e l’incapacità della
base operaia e intellettiva di fermare e delegittimare i gruppi dirigenti
che imboccano la strada della trasformazione del partito in senso borghese
e capitalistico. Il terreno più fertile di corruzione
capitalistica dei gruppi dirigenti comunisti e sindacali non abbastanza
forgiati dalla natura esclusivamente di classe e rivoluzionaria del
marxismo-leninismo è costituito dalle istituzioni dello Stato
borghese, che distribuiscono incarichi e privilegi accattivanti e corruttibili
e che quasi sempre finiscono per corrompere e deviare le coscienze scarsamente
ferrate nei principi comunisti.
La questione elettorale, il modo di stare degli eletti comunisti nelle
istituzioni borghesi e il rifiuto di principio e assoluto della partecipazione
di un partito autenticamente comunista, cioè graniticamente marxista-leninista,
alla gestione dello Stato capitalistico è di fondamentale importanza
per preservare i gruppi dirigenti dai tentativi di corruzione capitalistica.
La seduzione corruttrice del potere borghese coi privilegi di vita che
distribuisce – come cariche di potere, stipendi d’oro, infiniti
benefici sociali ed esibizioni istituzionali – è forte
e attecchisce facilmente sull’ambizione e sull’esibizionismo
di tanti falsi rivoluzionari. Molti sono stati e rimangono i gruppi
dirigenti deviati, corrotti e corruttibili del movimento comunista e
operaio da parte del potere padronale, che utilizza tutti i mezzi possibili
per indebolire e neutralizzare l’avanzata della classe lavoratrice
verso la prospettiva del socialismo. E’ una guerra continua tra
proletari e borghesi, tra sfruttati e sfruttatori e tra poveri e ricchi.
Nella storia del movimento operaio e comunista italiano, ma
la stessa cosa è avvenuta negli altri paesi europei e di altri
continenti, basta fare riferimento alle continue trasformazioni subite
verticisticamente dalla Cgil e dal PCI, sino a diventare strumenti di
sopravvivenza dell’infame sistema capitalistico, dove i gruppi
dirigenti hanno autoritariamente imposto i cambiamenti dall’alto
facendoli, spesso a fatica e con dure resistenze, accettare dagli iscritti
nei congressi o nelle conferenze organizzative. Facciamo riferimento
al PCI e alla Cgil perché le due organizzazioni del movimento
comunista e operaio italiano sono state sempre dirette la prima da cosiddetti
“compagni comunisti” e la seconda da altrettanti cosiddetti
“compagni comunisti o socialisti di sinistra”.
Ci si chiede: “Ma questo com’è stato possibile se
ogni iscritto è libero di valutare e votare?”. E’
potuto accadere, e purtroppo ancora avviene nelle organizzazioni sindacali
e politiche della classe lavoratrice, per vari motivi: 1. nei rapporti
tra comunisti spesso esiste un legame di totale fiducia tra militante
e dirigente, sicché il primo neppure lontanamente immagina di
essere ideologicamente e politicamente tradito dal secondo; 2. nel partito
verticistico, dove non vige il centralismo democratico, si crea una
gerarchia di potere – Gerarchia costruita ad arte
col sistema delle cooptazioni, della nomina dei funzionari di partito
da parte degli stessi gruppi dirigenti senza coinvolgere la base nella
scelta né incaricare i compagni più bravi e qualunque
sia la loro posizione politica interna, funzionari che gestiscono la
macchina organizzativa dalla direzione nazionale alle federazioni provinciali
e che mantengono i rapporti coi comitati di zona e le sezioni. In genere
si tratta di funzionari stipendiati e a vita, espressione di fiducia
di questo o quel dirigente e persino di propri familiari dando luogo
alla pratica scellerata del nepotismo. I funzionari sono mandati a rappresentare
il partito nelle assemblee organizzative e congressuali di base ed hanno
un grosso potere di influenza nella composizione degli organismi dirigenti
di base delle cellule e delle sezioni e nella scelta dei delegati alle
assisi superiori, delegati che poi andranno a rieleggere i medesimi
gruppi dirigenti e a confermare la linea politica da loro voluta e imposta.
La medesima cosa avviene nell’organizzazione sindacale.
– che determina la linea politica e la macchina organizzativa
del partito; 3. la scarsa o inesistente coscienza di classe e rivoluzionaria
in una parte consistente della base. Stiamo parlando di quella base
operaia che per millenni è stata condizionata e paralizzata nella
sua lotta di emancipazione dal potere economico, politico e religioso
dominante e che proprio dal partito della rivoluzione e del socialismo
avrebbe dovuto essere emancipata e resa protagonista e invece ha dovuto
subire finanche i condizionamenti e i tradimenti di gruppi dirigenti
ideologicamente e politicamente deviati della propria organizzazione
politica come di quella sindacale.
Gruppi dirigenti che diventano una casta intoccabile e inamovibile e
che decidono le sorti di una organizzazione politica e sindacale. Dirigenti
che per ambizione, esibizionismo e arrivismo subiscono una profonda
trasformazione politica, diventano revisionisti, trasformisti, opportunisti,
carrieristi e persino presuntuosi, nel senso che marcano la necessaria
distanza rappresentativa e decisionale dalla base quasi a crearsi intorno
quell’alone di superiorità di casta che è proprio
dei capitalisti, ciò quando, al contrario, dovrebbero combatterli
e sconfiggerli anche nei costumi e nei comportamenti. Diventano presuntuosi,
si sentono superiori, semmai hanno un titolo di studio da esibire e
cercano di apparire intelligenti e convincenti per ottenere il consenso
necessario per conservare le posizioni dirigenziali raggiunte. In questa
ignobile attività di arrivismo e di affermazione egoistica ci
sono quelli più dotati e meno capaci, ma sono questi ultimi che
proprio per i loro limiti agiscono con maggiore spregiudicatezza nell’attività
di convincimento e di acquisizione dei consensi all’interno dell’organizzazione.
Il potere borghese per ostacolare la crescita di un forte partito
comunista che con la rivoluzione socialista possa comprometterne l’esistenza,
ricorre a due strategie alternative: la persecuzione, attraverso diverse
forme di repressione fisica e sociale, e la seduzione dei gruppi dirigenti
mediante la corruzione dei privilegi. Ricorre alla prima quando la seconda
non dà i risultati sperati. Ovviamente stiamo parlando di dirigenti
che si lasciano corrompere da una ambiziosa carica istituzionale, da
un lauto stipendio, dalla possibilità di poter usare gli strumenti
di comunicazione messi a disposizione dal potere padronale, dall’esercizio
del potere fine a se stesso, dall’agiatezza sociale e da tanti
altri privilegi di vita. Di sicuro sono dirigenti già condizionati
dalla cultura dominante e oramai spogli di ogni convincimento comunista
e totalmente asserviti agli interessi del nemico di classe.
I veri dirigenti del movimento operaio e comunista sono quelli totalmente
liberi da ogni forma di condizionamento della cultura borghese e religiosa
e che hanno temprato la propria coscienza ideale e politica nei principi
e nella strategia del marxismo-leninismo, che improntano i loro rapporti
con la classe lavoratrice alla semplicità, alla modestia, alla
lealtà e all’onestà, che combattono i privilegi,
gli inganni e i tradimenti, che vivono i medesimi disagi del proletariato
nella società dello sfruttamento e della repressione capitalistica
e che si esaltano solo nella lotta accanita per distruggere il capitalismo
e costruire il socialismo. Un esempio luminoso e commuovente
di una simile figura di dirigente e di condottiero delle masse proletarie
verso la conquista del socialismo ci viene, tra gli altri, dal grande
dirigente e maestro Giuseppe Stalin, che visse la sua straordinaria
esperienza di rivoluzionario con semplicità, lealtà, modestia
e totale dedizione di vita alla causa della conquista dell’era
comunista sul nostro Pianeta. Nei nostri vari viaggi nell’ex gloriosa
Unione Sovietica abbiamo avuto l’onore di ascoltare alcuni vecchi
compagni sovietici che ci hanno raccontato della vita personale e familiare
umile e semplice del compagno Stalin, che custodiva il proprio stipendio
nel cassetto della scrivania e che non faceva mai mancare il proprio
modesto contributo alle delegazioni di compagni che venivano a trovarlo
e a parlargli delle proprie iniziative politiche e sociali di partito.
Noi stessi abbiamo avuto il piacere di visitare il suo semplicissimo
e piccolo appartamento al Cremlino, oltre a quello di Lenin, composto
da tre stanze, una piccola biblioteca personale, un corridoio e una
modestissima e scarna cucina col piccolo tavolo per mangiare al centro.
Ma il ricordo più commuovente è il solito cappotto grigio
appeso all’entrata!
Il problema della incorruttibilità ideologica e politica del
gruppo dirigente di un partito di classe e rivoluzionario, della rivoluzione
socialista e della costruzione del socialismo e a tutti i livelli della
sua organizzazione, rimane in tutta la sua importanza strategica. E’
un problema vitale per l’esistenza e la vittoria del partito del
proletariato, problema che esiste oggi come esisteva ai tempi di Marx,
Engels, Lenin e Stalin, che può, e deve, essere superato attraverso
una vigilanza attenta e costante da parte dei militanti di base dell’organizzazione,
vigilanza che può essere esercitata solo da una base ideologicamente,
politicamente e strategicamente emancipata, anche dal punto di vista
della prassi, ovvero che abbia acquisito pienamente la natura esclusivamente
di classe e rivoluzionaria del marxismo-leninismo e che sia temprata
per resistere a ogni tentazione di corruzione e devianza borghese. I
dirigenti non devono essere giudicati dalla prosopopea, dal titolo di
studio, dal linguaggio accattivante, dalla posizione di dirigente già
acquisita o, peggio ancora, dalle sue proposte di mediazione e di cedimento
al nemico di classe, ma dal loro comportamento e tenore di vita, dalla
loro modestia e semplicità di rapporto coi compagni, dal loro
atteggiamento verso il nemico politico e, principalmente, dalla loro
fedeltà, vissuta quotidianamente nell’attività politica,
ai principi del marxismo-leninismo. Quando i militanti del partito della
rivoluzione socialista avranno acquisito tale capacità di valutazione
e di scelta politica allora i dirigenti imborghesiti e deviati non troveranno
più posto nel partito del proletariato. La stessa cosa vale per
il sindacato di classe. Però per assimilare tale capacità
i compagni militanti devono istruirsi continuamente sui testi del marxismo-leninismo.
Attualmente, noi dirigenti e militanti di base
del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista dobbiamo stare attenti
a preservare il nostro ancora piccolo ma già glorioso Partito
da ogni pericolo di deviazione dalla via maestra della rivoluzione proletaria
e del socialismo seguendo la strada indicataci dal pensiero e l’opera
dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels,
Lenin e Stalin e dall’insegnamento complessivo del marxismo-leninismo.
La nostra forza e il nostro successo risiedono proprio nella nostra
capacità di difendere il Partito da ogni infiltrazione controrivoluzionaria:
la vigilanza rivoluzionaria dev’essere esercitata costantemente
da tutti i militanti, dai dirigenti ai semplici iscritti, che devono
essere orgogliosi di svolgere tale compito!
Forio (Napoli), 4 agosto 2008.