E’ stata una tragedia umana di dimensioni
spaventose, che attribuiamo ai rapporti di produzione capitalistici,
alla violenza sull’uomo esercitata dal libero mercato, all’accumulazione
capitalistica dei profitti derivanti dallo sfruttamento disumano,
violento e repressivo del lavoro altrui e alla contraddizione esistente
tra la natura sociale della produzione e l’accaparramento privato
della ricchezza prodotta. La gestione privata delle attività
economiche, legata alla realizzazione del massimo profitto possibile
e non ai bisogni reali delle masse popolari, considera il genere umano
uno strumento di arricchimento e non il destinatario naturale del
frutto del suo lavoro. Nel sistema economico capitalistico il lavoro
dell’uomo è considerato una merce qualsiasi e non uno
strumento di libero sostentamento, affermazione ed emancipazione sociale.
Liberare l’umanità dai pericoli della mancata sicurezza
sul lavoro significa solamente liberarla dal sistema e dallo sfruttamento
capitalistico. La sicurezza del lavoro dipende unicamente dalla sua
liberazione dallo sfruttamento padronale.
di Domenico Savio*
La immane tragedia ferroviaria che ha ferocemente colpito la popolazione
di Viareggio, tutta la classe lavoratrice e l’intero popolo
italiano ha un solo responsabile: il sistema di produzione capitalistico
con il suo infame libero mercato. La catastrofe di Viareggio porta
la firma inconfondibile del sistema economico capitalistico, che è
attento a realizzare e accentrare i massimi profitti possibili e non
a preoccuparsi della sicurezza della vita e di una esistenza dignitosa
dei lavoratori e di tutti i cittadini. I capitalisti, pubblici o privati
che siano, sono persone spregevoli, abbrutite dalla corsa insaziabile
all’accumulazione di sempre maggiore ricchezza, non nutrono
sentimenti umani nei confronti della classe lavoratrice e difendono
con spietatezza e ogni forma di sopraffazione e di violenza i loro
loschi affari. Ignorano il sentimento della fratellanza e del mutuo
soccorso umano. Considerano i lavoratori una merce qualsiasi, al pari
del metallo o del grano, da acquistare al minor prezzo possibile sul
libero mercato della forza-lavoro e da sfruttare al massimo, sino
a ridurli sfiniti e impossibilitati a ogni godimento del pur minimo
tempo libero disponibile. Per i padroni la sicurezza sul lavoro e
quella della popolazione residente sul territorio circostante è
solo un peso, un costo da evitare o da ridurre al minimo, un semplice
fastidio di cui farebbero volentieri a meno: tanto riguarda la salvaguardia
di una “merce” che riescono facilmente a trovare sul mercato
e a sostituire. La società capitalistica, con l’ordine
economico che la sostiene, è la più feroce, violenta
e disumana che la storia dell’umanità abbia conosciuto
e tragicamente sperimentato.
In questo scenario allucinante della società capitalistica
– dove, a livello nazionale e mondiale, pochi capitalisti, oggi
anche multinazionali, dominano il mondo conosciuto con lo sfruttamento
delle masse lavoratrici operaie e intellettive, con le aggressioni,
i massacri, le guerre sterminatrici di popoli interi, le sottomissioni
e la schiavitù economica e sociale generando miseria e morti
per fame e malattie d’ogni genere – lunedì 29 giugno
2009 alle ore 23,45 alla stazione centrale di Viareggio, in Toscana,
un treno merci, composto da 14 vagoni-cisterna che trasportavano gas
propano liquido, il cosiddetto gpl, – ogni cisterna ne conteneva
35.000 litri – è deragliato, dal primo vagone-cisterna
appena dietro la motrice si è riversato sui binari il contenuto
del gas che a contatto con qualche scintilla è esploso dando
luogo a uno scenario infernale, spettrale, raccapricciante, desolante
con fiamme altissime che ricordavano scene cruenti di guerra e forse
anche qualche immagine delle città martiri di Hiroshima e Nagasaki,
colpite dalle bombe atomiche americane rispettivamente il 6 e 9 agosto
1945. Una scena straziante fatta di uomini, donne e bambini che bruciavano
come torce umane, una temperatura altissima che tutto bruciava, case
crollate ai lati della ferrovia e disperate invocazioni di aiuto.
Un tragico bilancio: decine di morti bruciati vivi, decine di feriti
gravissimi o meno gravi, palazzine crollare, dispersi, centinaia di
sfollati, una città messa in ginocchio, tutto perché
il profitto assassino deve prevalere sempre e in ogni dove sul diritto
alla vita di lavoratori e cittadini in genere. La
vita delle persone viene considerata priva di valore dinanzi al profitto
criminale, alla sete di potere e di ricchezza della feroce classe
capitalistica nazionale e multinazionale, al barbaro sistema di sfruttamento
padronale, che considera l’uomo solo una merce da sfruttare
e buttare via quando non gli occorre più oppure quando, per
lo sfruttamento e i soprusi subiti nella vita lavorativa, non produce
più secondo i calcoli e le aspettative padronali: tanto
altra abbondante merce umana, giovane e in buona salute, è
pronta per sostituire chi non può rendere più come a
quando era giovane. Questi treni della morte potranno, e dovranno
sin da subito, essere instradati su percorsi extraurbani, ma resteranno
tali se tutte le norme e le necessità di sicurezza non saranno
applicate con rigore e severità estremi.
Pare che il deragliamento sia dipeso dalla rottura di un asse arrugginito
del primo vagone-cisterna deragliato. Ma come è possibile che
un asse del genere sia arrugginito e si rompa causando una tragedia
umana e sociale di proporzioni gigantesche? Perché quell’asse
arrugginito non è stato visto e sostituito? Forse perché
si è risparmiato sulla manutenzione e di chi è la responsabilità
umana, civile e penale? Già si annuncia difficile l’individuazione
delle responsabilità tra le Ferrovie dello Stato italiano,
i proprietari di altri Stati europei dei vagoni del treno deragliato
e le multinazionali capitalistiche, che lucrano profitti nel settore
dei trasporti petroliferi e pericolosi. Che si trattasse di una ennesima
tragedia annunciata lo si è capito sin dal primo momento,
anche se questa volta le conseguenze sono state immani, tragiche e
devastanti. I Ferrovieri hanno più volte denunciato la mancanza
o l’inadeguatezza della manutenzione su vagoni e treni, sui
sistemi di sicurezza lungo i binari e tant’altro ancora. Alcuni
di essi, a seguito delle proprie denunce sulle questioni della sicurezza,
hanno pure subito richiami e licenziamenti da parte delle Ferrovie
dello Stato. Insomma, anziché perseguire i responsabili di
una manutenzione inadeguata si perseguono e si licenziano i lavoratori
che tali inadeguatezze denunciano. Anche questo si spiega con l’imposizione
del potere del capitale, privato o pubblico che sia, sul lavoro e
sulla classe lavoratrice, è un’ingiustizia e una prevaricazione
propria del sistema sociale di sfruttamento capitalistico.
Tutti sappiamo che lo Stato capitalistico è uno strumento di
potere politico e istituzionale e di sfruttamento delle masse lavoratrici
e popolari da parte della classe padronale e in quanto tale periodicamente
esso acquista, a prezzi elevati, anziché requisire,
dai capitalisti nazionali e multinazionali le loro aziende oramai
vecchie e non più competitive, le ammoderna, investendo soldi
della collettività, e poi al momento politico e sindacale opportuno,
cioè quando la lotta di classe dei lavoratori è debole
e non sostenuta dalla costruzione della prospettiva socialista, le
svende per pochi soldi ai padroni consentendo loro di realizzare grossi
guadagni tra la precedente vendita a prezzo elevato e il nuovo acquisto
a basso prezzo e di continuare a sfruttare i lavoratori dipendenti.
Inoltre, riacquistando le aziende di Stato o assumendo la gestione
dei servizi sociali i padroni ridimensionano gli organici dei lavoratori
dipendenti con cassa integrazione, licenziamenti e mobilità,
oltre ad incrementare i ritmi di sfruttamento. Naturalmente pure la
gestione capitalistica statale di aziende e servizi risponde ai rapporti
di produzione capitalistica, però non può fare a meno
di una maggiore attenzione ai problemi dell’attività
lavorativa e dell’occupazione. Diversamente sulle questioni
della difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini lo Stato-padrone
si comporta allo stesso modo delle imprese private inquinando il territorio
e compromettendo la salute di lavoratori e abitanti dell’area
interessata, come dimostrano i tanti processi per inquinamento ambientale
e per i decessi di poveri lavoratori e cittadini. Dalla
fine degli anni ottanta del secolo scorso, con la definitiva trasformazione
borghese e capitalistica dell’ex P.C.I. e della politica sindacale
della Cgil, lo Stato capitalistico italiano ha avviato un gigantesco
processo di privatizzazione del suo enorme patrimonio industriale,
agrario, bancario, assicurativo, commerciale, dei trasporti, delle
telecomunicazioni, eccetera, privatizzazione che ha prodotto cassa
integrazione, mobilità, licenziamenti, precarietà e
peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori interessati
e sono peggiorate le condizioni di sicurezza sul lavoro, proprio come
denunciano i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, anch’esse
avviate alla sciagura della privatizzazione.
La tragedia di Viareggio è la diretta conseguenza del sistema
economico e sociale capitalistico, fondato sul libero mercato, sul
profitto e sullo sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni,
i quali per ricavare il massimo profitto possibile dal lavoro dei
dipendenti non si fanno scrupolo di risparmiare pure e disumanamente
sugli adempimenti per garantire la piena sicurezza del lavoro. La
carenza di manutenzione e di controlli che sta alla base della sciagura
di Viareggio è di una mostruosità e crudeltà
senza paragoni, perché ha messo a rischio non solo la vita
dei Ferrovieri addetti, ma ha coinvolto un’intera città
e colpito migliaia di persone. Qualche responsabile di tale catastrofe
potrebbe farmi furbescamente osservare che anche a Chernobyl, nell’ex
Unione Sovietica, avvenne la sciagura della centrale nucleare, ma
volutamente e vigliaccamente dimenticando, costui, che, oramai, sin
dal XX congresso revisionista, opportunista, rinnegatore e traditore
del 1956 quella passata e gloriosa Unione di Stati Socialisti non
era più socialista, bensì marciava a passo spedito verso
l’infame sistema capitalistico, così com’è
puntualmente avvenuto pochi decenni dopo. Al contrario, nel sistema
socialista viene prima l’Uomo e poi il lavoro, prima la sicurezza
della vita e dopo la produzione, prima la dignità umana e poi
l’attività sociale, per cui le norme di sicurezza vengono
applicate integralmente. Ma l’elemento fondamentale è
che nei veri paesi socialisti, purtroppo attualmente inesistenti sull’intero
Pianeta, non esiste la barbarie dello sfruttamento dell’uomo
sull’uomo e, dunque, il profitto assassino. Questo, e solo questo,
hanno realmente insegnato circa quarant’anni di costruendo socialismo
nell’ex Unione Sovietica (1917-1956).
Forse ci siamo dilungati troppo e anche un po’ distanziati dal
tema centrale della tragedia di Viareggio, ma lo abbiamo fatto di
proposito per dare ai nostri lettori alcuni necessari elementi di
riflessione di classe su quanto è accaduto e affinché
essi abbiano la possibilità di individuare meglio i veri colpevoli
della sciagura, colpevoli che, ripetiamo, per noi sono il sistema
di sfruttamento capitalistico, il libero mercato e la libera concorrenza
legati alla realizzazione del massimo profitto possibile, sono lo
sfruttamento disumano dei lavoratori nelle varie fasi del processo
produttivo, il risparmio padronale criminale sui vari elementi che
devono garantire la sicurezza del lavoro e la salvaguardia delle popolazioni
indirettamente coinvolte nei processi produttivi. La
conquista del lavoro libero e sicuro passa necessariamente attraverso
la distruzione del barbaro sistema di sfruttamento capitalistico e
la costruzione della nuova e superiore società prima socialista
e poi comunista. A questa prospettiva di nuova civiltà dell’umanità
lavora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista. Che la tragedia
di Viareggio non resti senza insegnamento e che i morti, i feriti,
i dispersi e gli sfollati della città martire siano sempre
e degnamente ricordati come vittime illustri e annunciate di un sistema
economico e sociale che disprezza l’uomo lavoratore ed esalta,
in tutte le sue manifestazioni, il profitto assassino. Ai morti, ai
feriti, ai dispersi e ai loro familiari, agli sfollati e all’intera
popolazione di Viareggio esprimiamo la più viva, fraterna e
umana solidarietà di classe e rivoluzionaria del Partito Comunista
Italiano Marxista-Leninista.