Nessuno potrà mai fermare il corso
della storia dell’umanità fin quando non scompariranno
le classi sociali e con esse tutti i mali sociali dell’esistenza
del genere umano.
di Domenico Savio*
Dopo le epiche rivolte e battaglie di schiavi, capeggiate da valorosi
rivoluzionari come Spartacus, Enno e Altri, contro gli imperatori
romani per l’abolizione della schiavitù e la conquista
di una esistenza libera e dignitosa, il periodo più rivoluzionario
della storia dell’umanità è stato senza dubbio
quello intercorso tra il 1815 e la fine del secondo millennio, considerato
che il Medioevo è stato privo di significative rivolte e opposizioni
popolari. In seguito alla rivoluzione borghese francese del 14 luglio
1789 - in cui la classe operaia francese ebbe un ruolo importante
in termini di lotta di classe e di liberazione del proletariato dallo
sfruttamento dell’aristocrazia feudale e del nascente sistema
capitalistico, ruolo che poi risultò, purtroppo, progressivamente
emarginato e represso dalla borghesia – e al dispotismo bonapartista
le vecchie potenze reazionarie dell’Europa si coalizzarono nuovamente
col congresso di Vienna del 1815, costituirono la cosiddetta Santa
Alleanza, si spartirono nuovamente l’Europa, affermarono l’abietto,
arbitrario e repressivo “principio di legittimità”,
secondo cui i troni erano assegnati direttamente da Dio e, dunque,
intangibili dagli uomini e soffocarono nel sangue ogni tentativo di
democratizzare i rapporti tra regnanti e sudditi. Tale cambiamento
reazionario e conservatore fu definito “restaurazione”
del vecchio ordine monarchico e imperiale con l’imposizione
del più ignobile oscurantismo politico, letterario e sociale,
mantenuto con la feroce repressione di qualunque forma di opposizione.
Restaurazione del vecchio ordine statale e sociale e dei vecchi
privilegi della casta regnante e delle corporazioni aristocratiche.
Con la “restaurazione” ha inizio quasi un bicentenario
di lotte democratiche e di classe per abbattere il potere aristocratico,
per favorire l’unità nazionale dei paesi suddivisi in
tanti regni, ducati, principati, eccetera per soddisfare gli appetiti
territoriali di re, duchi e principi – l’Italia fu suddivisa
in nove piccoli e piccolissimi Stati -, per introdurre le Costituzioni
democratiche, per abolire le repressioni degli oppositori da parte
dei regnanti, per mettere fine alle orrende carneficine delle popolazioni
insorte contro i poteri dispotici, per la sconfitta del sistema e
dello sfruttamento capitalistico, per migliorare le condizioni di
vita delle masse lavoratrici e popolari e per costruire nuovi ordini
sociali. Si mette in moto un grande movimento di lotta di liberazione
dal dispotismo regnante e si sviluppa un gigantesco fermento popolare
intorno alla cultura progressiva e a quella della classe lavoratrice,
ai principi di libertà, di democrazia, di indipendenza nazionale
e repubblicani. Artefici fieri ed eroi di questo movimento, che si
forma per la prima volta nella storia in Europa e nel nostro paese,
prendono il nome di Carbonari, Cospiratori, Congiurati e Patrioti,
che pagano un prezzo altissimo di fucilati, impiccati, assassinati
e in vario modo massacrati dal potere dominante, compreso quello dello
Stato Pontificio con a capo il Papa. Ma il progresso umano
e sociale nessuno può fermarlo, il materialismo storico è
un gigante inarrestabile, la lotta di classe non conosce ostacoli
né confini e inizia il cammino verso la società comunista.
Tutto questo in Italia prende il nome di Rinascimento e, a distanza
di oltre un secolo, qualcuno attribuisce alla lotta di Resistenza,
di Liberazione del paese dal nazi-fascismo e di proclamazione della
Repubblica la definizione di secondo Risorgimento nazionale.
Così dalle sette carbonare si passò ai movimenti di
massa, arrivarono le rivoluzioni europee del 1848 e in Italia, per
tutte, l’eroica Repubblica Romana. Si svilupparono feroci combattimenti
tra i soldati, compreso le polizie, degli Stati assassini e le forze
patriottiche, spinte dall’innato eroismo e dalla totale abnegazione
nell’affrontare e combattere il nemico più potente e
meglio armato. Tra l’altro, le truppe dello Stato pontificio
eseguirono un’orrenda carneficina della popolazione inerme di
Cesena e Pio IX in una proposizione del Syllabus arrivò a proclamare:
“Sia maledetto chi afferma che il romano pontefice può
e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo
e colla moderna civiltà”, una spietatezza che rappresenta
bene anche la ferocia della santa romana inquisizione degli anni bui
del Medioevo. Ma ovunque la crudeltà della repressione
non ferma la determinazione di patrioti, lavoratori e masse popolari
che lottano accanitamente per le libertà democratiche e l’indipendenza
nazionale, che solo in minima parte arrivano con lo statuto albertino
e l’Unità d’Italia.
Ma la vera novità di portata universale per l’umanità
è l’irrompere impetuoso sulla scena della storia della
filosofia marxista, intendendo con essa il pensiero e l’opera
filosofica e politica di Marx ed Engels, il materialismo dialettico
e storico, il passaggio dal socialismo utopistico a quello scientifico,
il Manifesto del Partito Comunista del 1848 e poi a seguire il Capitale
- opera summa di Karl Marx, con la quale analizza e dimostra scientificamente
il processo disumano di sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni
-, la Prima Internazionale del movimento operaio e comunista, la gloriosa
Comune di Parigi e la nascita e la crescita progressiva delle organizzazioni
operaie, socialiste e comuniste, le associazioni operaie di mutuo
soccorso, embrione del successivo sistema cooperativistico, la nascita
del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia nel 1898 a Minsk (P.O.S.D.R.),
la sconfitta della Rivoluzione russa del 1905, nel 1912 i bolscevichi,
con Lenin, Stalin e altri conquistano la maggioranza nel Partito,
la gloriosa e vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre, con la quale
per la prima volta nella storia dell’umanità la classe
lavoratrice operaia e intellettiva sconfigge la classe borghese e
conquista il potere politico. E’ l’alba radiosa
di una nuova era, quella del socialismo realizzato nel ventesimo secolo.
L’Umanità lavoratrice, per millenni schiava, sfruttata
e repressa dalla classe padronale aristocratica e borghese, raddrizza
la schiena e si erge a protagonista della storia futura.
Gli avvenimenti successivi dimostreranno che la costruzione della
nuova e superiore società prima socialista e poi comunista
non è impresa facile, non è una passeggiata e il cammino
non è irreversibile, tutto dipende dalla lotta di classe vittoriosa
del proletariato anche nella fase di costruzione della società
socialista, perché il nemico ideologico e politico interno
ed esterno al Partito e allo Stato socialista è sempre in agguato
e pronto a riconquistare le posizioni perdute e a rimediare alle sconfitte
subite e questo sino al consolidamento della società comunista.
Il Partito bolscevico di Lenin e di Stalin con l’eroica Armata
Rossa nel biennio 1918-1920 uscì vittorioso dalla guerra civile,
scatenata dalle potenze imperialistiche e dai residui militari dello
sconfitto zarismo, nel 1919 nacque la Terza Internazionale e sorsero
i Partiti Comunisti nazionali marxisti-leninisti, nel dicembre del
1922 fu fondata la gloriosa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche,
popolata da 100 popoli e formata da 15 Repubbliche federate, 20 Repubbliche
autonome, 8 Regioni autonome e vari Circondari autonomi, venne avviata
la collettivizzazione di ogni attività sociale e nel quinquennio
1941-1945 la valorosa e intrepida Unione Sovietica sconfisse il nazi-fascismo,
sorto con la complicità diretta delle potenze imperialistiche
dell’epoca.
La Rivoluzione d’Ottobre, per la prima volta nella storia conosciuta
dell’umanità, avviò per l’intero Pianeta
un vasto processo di liberazione e di indipendenza nazionale per tanti
popoli e consentì la costruzione del socialismo realizzato
nel ventesimo secolo, mentre l’Unione Sovietica, la culla del
socialismo mondiale, favorì la lotta di classe del proletariato
di tutti i paesi nella prospettiva di costruzione del socialismo,
nello spirito dell’internazionalismo proletario sostenne la
nascita e lo sviluppo di nuovi Stati socialisti, dimostrò al
mondo intero, col pensiero e l’opera dei grandi Maestri del
proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, ch’era
possibile sconfiggere il capitalismo e costruire il socialismo, che
nella società socialista con il sistema economico pianificato
e collettivo è possibile raggiungere uno sviluppo scientifico,
tecnologico e sociale molto superiore a quello che si registra nei
paesi capitalistici e che la formazione di una nuova coscienza collettiva,
ugualitaria, altruistica e solidaristica nell’uomo è
cosa fattibile, insomma è possibile costruire l’uomo
nuovo quale fondamento della futura società comunista.
Il 5 marzo 1953 morì il compagno Giuseppe Stalin, il
continuatore dell’opera di Lenin e il primo costruttore del
socialismo sulla Terra, Colui che fece tremare l’imperialismo
mondiale, che sconfisse il nazi-fascismo e che sotto la Sua guida
in Unione Sovietica, nel lavoro di costruzione del socialismo per
passare all’edificazione del comunismo, la collettivizzazione
di tutte le attività sociali superò il 90%, cioè
mancava solo un ultimo sforzo per incamminarsi sulla via del comunismo.
La morte di Giuseppe Stalin, il liberatore di gran parte del proletariato
e dei popoli della Terra dalla schiavitù sociale dell’infame
sistema capitalistico e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
fu pianta da tutti gli uomini liberi e onesti, da tutta l’umanità
progressiva e da tutti i popoli che speravano nella conquista del
socialismo, Egli fu un grande Maestro e Dirigente del proletariato
internazionale. Chi si riconosce nel Suo pensiero e nella Sua opera
è un coerente comunista marxista-leninista, al contrario chi
non vi si riconosce è un falso comunista, un traditore e un
rinnegatore della causa del socialismo e del comunismo.
Morto il Grande Stalin e sconfitta la sinistra marxista-leninista
del Partito, che aveva fatto la Rivoluzione e costruito il socialismo,
il ventesimo congresso del Partito Comunista dell’Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche del 1956, sotto la guida del traditore,
rinnegato e squallido uomo politico Nikita Krusciov e la lunga mano
dell’imperialismo statunitense ed europeo utilizzando l’arma
ignobile della calunnia e delle falsità verso Stalin, decretò
la fine della costruzione del socialismo e l’avvio del ritorno
al capitalismo, un percorso durato sino al 1990, quando l’altro
traditore e rinnegato Gorbaciov sciolse persino il PCUS. Questa ingloriosa
fine dell’ex Unione Sovietica e dell’intero mondo socialista,
costruito nel secolo scorso con tanto sangue versato dal proletariato
di tutto il mondo, ad opera scellerata e interessata di miserabili
personaggi revisionisti, opportunisti, arrivisti e agenti del nemico
di classe insegna chiaramente e inconfutabilmente alla classe lavoratrice
di tutti i paesi che durante l’intera fase di costruzione del
socialismo la lotta di classe interna ed esterna al Partito e nella
società dev’essere spietata e la vigilanza rivoluzionaria
non deve mai abbassare la guardia, perché l’avversario
non ancora sconfitto nella coscienza di tutto il popolo è sempre
vigliaccamente in agguato e pronto per approfittarne.
Alla sconfitta della prima gloriosa e grandiosa esperienza storica
di costruzione del socialismo sulla Terra è subentrato il ritorno
del dominio assoluto e crudele del capitalismo e dell’imperialismo
sull’intero Pianeta, con pochissime realtà sociali progressive
e di socialismo revisionista e opportunista sopravvissute, almeno
per il momento. Il ritorno del controllo assoluto dell’economia
e delle risorse naturali mondiali da parte dell’imperialismo
ha comportato l’annullamento di tutte le conquiste realizzate
in passato dal movimento operaio a livello nazionale e internazionale,
ha smantellato tutte le alleanze e le unioni di Stati che aveva faticosamente
costruito il mondo socialista, ha affievolito nella coscienza del
proletariato e dei popoli il fervore di lotta per il socialismo, ha
aggravato i mali del razzismo, del fondamentalismo religioso e della
povertà nel mondo, ha avviato una nuova epoca di efferate aggressioni
a paesi e popoli non disposti a sottostare alle pretese egemoniche
delle potenze imperialistiche più forti, ha scatenato nuove
guerre per il controllo e lo sfruttamento delle risorse minerarie
e vegetali e per il dominio e l’espansione dei mercati, ha promosso
nuove crisi economiche per meglio sfruttare e affamare i popoli della
Terra e ha disegnato un nuovo ordine di divisione e di dominio del
Pianeta per il terzo millennio: questo almeno nei propositi
dell’imperialismo, ma noi comunisti siamo sicuri che ha fatto
i conti senza l’oste, cioè non ha tenuto conto della
nuova è più possente e generalizzata ondata della Rivoluzione
Socialista che ci sarà nel prossimo futuro.
1815-2015, dalla restaurazione del 1815 alla restaurazione in corso
dei giorni nostri, si chiude un periodo di circa 200 anni di rivoluzioni
democratiche e proletarie, di conquiste di libertà, di democrazia
e di progresso per il genere umano, di conquiste e di esperienze socialiste
e di avanzamento della civiltà umana. Ma nonostante l’apparente
forza del capitalismo e dell’imperialismo di oggi un’altra
epoca di lotte di classe, di rivoluzioni e di socialismo s’appresta
a decollare e questa potrebbe esse l’epoca della sconfitta definitiva
del potere capitalistico e imperialistico sul mondo, l’epoca
della fine storica dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
l’epoca del trionfo definitivo e assoluto del socialismo e dell’edificazione
perpetua del comunismo sulla Terra e l’epoca di un nuovo mondo
di uomini e donne veramente liberi e protagonisti della propria vita
su di un Pianeta di pace e di progresso uguali per tutti. A questa
futura e superiore umanità lavora l’ancora piccolo ma
già glorioso Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
Forio (Napoli), 8 agosto 2009.