“LA LOTTA DEI LAVORATORI SCOLLEGATA DALLA PROSPETTIVA
DEL SOCIALISMO NON E’ LOTTA DI CLASSE, MA SEMPLICEMENTE DI SCIAGURATA
SOPRAVVIVENZA!”
Nella società capitalistica le continue crisi economiche,
la delocalizzazione della produzione da una regione, un paese e un
continente all’altro, la chiusura di aziende efficienti e produttive
da parte del padrone, il dramma della disoccupazione, il disumano
sfruttamento padronale del lavoro e la miseria dei salari e degli
stipendi non possono essere eliminati, per noi e per le future generazioni,
senza distruggere il sistema capitalistico dello sfruttamento dell’uomo
sull’uomo. Accontentarsi, nel migliore dei casi, di continuare
a beneficiare dello stato di sfruttato, di precario a vita, di disoccupato,
di affamato e di disperato in questa disumana società capitalistica
è indice di miseria umana e intellettiva e di auto-annientamento.
di Domenico Savio*
Una cosa è la lotta di classe e un’altra è quella
semplicemente di sopravvivenza. La lotta di classe viene combattuta
dai lavoratori culturalmente, politicamente e socialmente emancipati
che costituiscono la classe lavoratrice che lotta per sé, cioè
che si batte per migliorare le sue condizioni di vita oggi però
all’interno della battaglia generale per costruire la prospettiva
della rivoluzione e della società socialista, allo scopo di
mettere definitivamente termine all’odierna società capitalistica
fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui. Mentre la lotta per
la semplice sopravvivenza, cioè che non mette in discussione
e che non ha come obiettivo l’abbattimento della società
capitalistica per costruire quella socialista, viene portata avanti
da lavoratori operai e intellettivi appartenenti, nella situazione
presente, a un vasto sottoproletariato non politicamente e socialmente
emancipato, ovvero che non possiedono ancora una coscienza di classe
e che esauriscono la loro protesta all’interno del sistema che
li schiavizza e senza prospettiva di riscatto storico.
E’ questa la ragione per la quale i sottoproletari in lotta,
siano essi operai o intellettuali, quando vengono intervistati dai
mezzi di informazione e di formazione dell’opinione pubblica
padronali pubblici e privati della carta stampata e della radio-televisione
non parlano delle responsabilità politiche e partitiche della
loro disperata condizione sociale, non legano la lotta attuale a quella
per la prospettiva del socialismo, si accontentano di conquiste parziali
e provvisorie e accettano, incoscientemente, di continuare ad essere
sfruttati, disoccupati, precari e affamati dal loro padrone di turno.
E’ una grave situazione di miseria e di squallore ideale
e politico sociale che consente alla classe padronale di continuare
a tenere sottomessi i lavoratori e di sfruttarli e usarli per accrescere
sempre di più i propri profitti.
Purtroppo, in questi giorni, i lavoratori dell’INNSE di Milano,
rimasti su di una gru per alcuni giorni, della CIM di Roma, insediatisi
su di una torre della ditta, dell’Istituto Urbe di Roma, saliti
sul terzo anello del Colosseo, i precari della scuola che stanno perdendo
il posto di lavoro e che a Benevento hanno occupato la terrazza dell’ex
provveditorato mentre a Napoli hanno dato luogo ad una vibrata protesta
presso il provveditorato, quel marito e moglie senza lavoro che a
Caserta hanno minacciato di buttarsi giù da una finestra dell’ufficio
scolastico provinciale, i due assistenti tecnici che da giorni a Palermo
stanno facendo lo sciopero della fame davanti, anche qui, all’ufficio
scolastico provinciale, alcuni docenti precari che hanno minacciato
di presentarsi in mutande dinanzi al provveditorato per le nomine
a tempo determinato e tutti gli altri lavoratori impegnati in altre
e varie forme di protesta non hanno ancora preso coscienza della necessità
della lotta di classe per mettere definitivamente fine alla loro precaria
e disperata esistenza. Senza battersi essenzialmente per sconfiggere
questo sistema generalizzato e persistente di precarietà sociale
i lavoratori non possono neppure sperare in una esistenza più
umana e dignitosa.
A dimostrazione della giustezza della nostra analisi di comunisti
e rivoluzionari vogliamo esplicitare alcune semplici e incontestabili
riflessioni: la crisi economica dei giorni nostri, le cui drammatiche
conseguenze vengono fatte ricadere esclusivamente e totalmente sulla
classe lavoratrice e sugli interi popoli della Terra, è stata
voluta e prodotta, per rincorrere l’accumulazione di sempre
maggiori profitti da parte dei capitalisti industriali, agrari e finanziari
e delle multinazionali, dal sistema capitalistico e dall’imperialismo,
che oggi dominano incontrastati, salvo qualche ininfluente realtà,
i poteri statali e le politiche economiche, di mercato e di guerra
sull’intero Pianeta; la fabbrica INNSE di Milano non era in
crisi, ma il padrone l’aveva chiusa per realizzarvi un gigantesco
affare finanziario; la FIAT non è in crisi e mette in cassa
integrazione – naturalmente a carico dello Stato, cioè
delle tasche già vuote dei cittadini – o licenzia i lavoratori
mettendo in crisi anche le attività indotte per sue scelte
di maggiori guadagni legate alla delocalizzazione di alcune produzioni
e all’espansione commerciale su nuovi mercati; lo Stato italiano
non è in crisi e i precari della scuola vengono licenziati
per una assurda controriforma scolastica che impoverisce e penalizza
l’insegnamento pubblico a favore di quello privato e clericale;
eccetera.
Come si vede il dramma della disoccupazione, della precarietà
del lavoro, delle misere condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati
e delle fasce sociali più deboli, della crisi finanziaria,
della chiusura delle fabbriche e del carovita non sono disgrazie sconosciute,
tragedie inevitabili e punizioni di poteri invisibili, ma sono il
risultato luminoso dell’esistenza della società capitalistica
e dei poteri statali capitalistici, sono la conseguenza evidente del
carattere sociale della produzione e dell’accaparramento privato
della ricchezza prodotta, sono la risultanza lampante del libero mercato
opposto alla pianificazione collettiva della produzione e dei bisogni
di sussistenza di tutti i membri della società. Senza
liberare la nostra esistenza dall’ingombro perverso e repressivo
del sistema economico e politico capitalistico non è neppure
possibile liberare noi stessi dai mali sociali che ci soffocano e
ci strangolano quotidianamente.
Tale verità scientifica elementare, che può essere recepita
e sostenuta da qualunque lavoratore intellettualmente onesto e libero
dalla morbosità dell’egoismo e dell’opportunismo,
dev’essere assunta e diffusa da tutti quei prestatori d’opera
del braccio e dell’intelletto che, purtroppo, in questi mesi
e settimane non danno un significato di classe e rivoluzionario alla
loro lotta di disperata sopravvivenza, perché senza cambiare
l’attuale ordinamento sociale non è neppure possibile
riscattare veramente e concretamente la nostra esistenza e quella
dei nostri figli, nipoti e pronipoti. La lotta per il presente
dev’essere trasformata in lotta di classe e rivoluzionaria anche
per abbattere il mostro sanguinario e divoratore di uomini, donne
e bambini del capitalismo e per costruire una nuova società
a misura d’uomo, fondata sui principi dell’uguaglianza,
dell’altruismo e della solidarietà reciproca, una società
in cui il potere reale e autenticamente democratico viene esercitato
da tutti i suoi componenti, una società degna di essere vissuta
e trasmessa alle future generazioni, o meglio la società prima
socialista e poi comunista.
La lotta odierna se intrisa di tale prospettiva è infinitamente
superiore e maggiormente produttiva di conquiste sociali immediate
e di una nuova dignità e autorevolezza della vita. Il
Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è fortemente
e concretamente impegnato a qualificare, in termini di classe e rivoluzionari,
la lotta di semplice sopravvivenza dei lavoratori operai e intellettivi
di questo periodo ed è pronto a sostenerla laddove sia recepita
e sostenuta dai disperati in lotta e siamo pronti a parteciparvi con
tutte le nostre forze politiche e organizzative: dobbiamo
difendere coi denti il posto di lavoro, ma nello stesso tempo dobbiamo
anche lottare per liberarlo presto e finalmente dallo sfruttamento
e dall’arbitrio repressivo quotidiano della razza padrona!
Forio (Napoli), 1 settembre 2009.