A proposito della lotta non di classe dei lavoratori dell’INNSE di Milano, della CIM e dell’Istituto Urbe di Roma, dei precari della scuola di Benevento, Caserta e Palermo, eccetera.

LOTTA DI CLASSE E NON DI SOPRAVVIVENZA!

“LA LOTTA DEI LAVORATORI SCOLLEGATA DALLA PROSPETTIVA DEL SOCIALISMO NON E’ LOTTA DI CLASSE, MA SEMPLICEMENTE DI SCIAGURATA SOPRAVVIVENZA!”

Nella società capitalistica le continue crisi economiche, la delocalizzazione della produzione da una regione, un paese e un continente all’altro, la chiusura di aziende efficienti e produttive da parte del padrone, il dramma della disoccupazione, il disumano sfruttamento padronale del lavoro e la miseria dei salari e degli stipendi non possono essere eliminati, per noi e per le future generazioni, senza distruggere il sistema capitalistico dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Accontentarsi, nel migliore dei casi, di continuare a beneficiare dello stato di sfruttato, di precario a vita, di disoccupato, di affamato e di disperato in questa disumana società capitalistica è indice di miseria umana e intellettiva e di auto-annientamento.

di Domenico Savio*

Una cosa è la lotta di classe e un’altra è quella semplicemente di sopravvivenza. La lotta di classe viene combattuta dai lavoratori culturalmente, politicamente e socialmente emancipati che costituiscono la classe lavoratrice che lotta per sé, cioè che si batte per migliorare le sue condizioni di vita oggi però all’interno della battaglia generale per costruire la prospettiva della rivoluzione e della società socialista, allo scopo di mettere definitivamente termine all’odierna società capitalistica fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui. Mentre la lotta per la semplice sopravvivenza, cioè che non mette in discussione e che non ha come obiettivo l’abbattimento della società capitalistica per costruire quella socialista, viene portata avanti da lavoratori operai e intellettivi appartenenti, nella situazione presente, a un vasto sottoproletariato non politicamente e socialmente emancipato, ovvero che non possiedono ancora una coscienza di classe e che esauriscono la loro protesta all’interno del sistema che li schiavizza e senza prospettiva di riscatto storico.
E’ questa la ragione per la quale i sottoproletari in lotta, siano essi operai o intellettuali, quando vengono intervistati dai mezzi di informazione e di formazione dell’opinione pubblica padronali pubblici e privati della carta stampata e della radio-televisione non parlano delle responsabilità politiche e partitiche della loro disperata condizione sociale, non legano la lotta attuale a quella per la prospettiva del socialismo, si accontentano di conquiste parziali e provvisorie e accettano, incoscientemente, di continuare ad essere sfruttati, disoccupati, precari e affamati dal loro padrone di turno. E’ una grave situazione di miseria e di squallore ideale e politico sociale che consente alla classe padronale di continuare a tenere sottomessi i lavoratori e di sfruttarli e usarli per accrescere sempre di più i propri profitti.
Purtroppo, in questi giorni, i lavoratori dell’INNSE di Milano, rimasti su di una gru per alcuni giorni, della CIM di Roma, insediatisi su di una torre della ditta, dell’Istituto Urbe di Roma, saliti sul terzo anello del Colosseo, i precari della scuola che stanno perdendo il posto di lavoro e che a Benevento hanno occupato la terrazza dell’ex provveditorato mentre a Napoli hanno dato luogo ad una vibrata protesta presso il provveditorato, quel marito e moglie senza lavoro che a Caserta hanno minacciato di buttarsi giù da una finestra dell’ufficio scolastico provinciale, i due assistenti tecnici che da giorni a Palermo stanno facendo lo sciopero della fame davanti, anche qui, all’ufficio scolastico provinciale, alcuni docenti precari che hanno minacciato di presentarsi in mutande dinanzi al provveditorato per le nomine a tempo determinato e tutti gli altri lavoratori impegnati in altre e varie forme di protesta non hanno ancora preso coscienza della necessità della lotta di classe per mettere definitivamente fine alla loro precaria e disperata esistenza. Senza battersi essenzialmente per sconfiggere questo sistema generalizzato e persistente di precarietà sociale i lavoratori non possono neppure sperare in una esistenza più umana e dignitosa.
A dimostrazione della giustezza della nostra analisi di comunisti e rivoluzionari vogliamo esplicitare alcune semplici e incontestabili riflessioni: la crisi economica dei giorni nostri, le cui drammatiche conseguenze vengono fatte ricadere esclusivamente e totalmente sulla classe lavoratrice e sugli interi popoli della Terra, è stata voluta e prodotta, per rincorrere l’accumulazione di sempre maggiori profitti da parte dei capitalisti industriali, agrari e finanziari e delle multinazionali, dal sistema capitalistico e dall’imperialismo, che oggi dominano incontrastati, salvo qualche ininfluente realtà, i poteri statali e le politiche economiche, di mercato e di guerra sull’intero Pianeta; la fabbrica INNSE di Milano non era in crisi, ma il padrone l’aveva chiusa per realizzarvi un gigantesco affare finanziario; la FIAT non è in crisi e mette in cassa integrazione – naturalmente a carico dello Stato, cioè delle tasche già vuote dei cittadini – o licenzia i lavoratori mettendo in crisi anche le attività indotte per sue scelte di maggiori guadagni legate alla delocalizzazione di alcune produzioni e all’espansione commerciale su nuovi mercati; lo Stato italiano non è in crisi e i precari della scuola vengono licenziati per una assurda controriforma scolastica che impoverisce e penalizza l’insegnamento pubblico a favore di quello privato e clericale; eccetera.
Come si vede il dramma della disoccupazione, della precarietà del lavoro, delle misere condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati e delle fasce sociali più deboli, della crisi finanziaria, della chiusura delle fabbriche e del carovita non sono disgrazie sconosciute, tragedie inevitabili e punizioni di poteri invisibili, ma sono il risultato luminoso dell’esistenza della società capitalistica e dei poteri statali capitalistici, sono la conseguenza evidente del carattere sociale della produzione e dell’accaparramento privato della ricchezza prodotta, sono la risultanza lampante del libero mercato opposto alla pianificazione collettiva della produzione e dei bisogni di sussistenza di tutti i membri della società. Senza liberare la nostra esistenza dall’ingombro perverso e repressivo del sistema economico e politico capitalistico non è neppure possibile liberare noi stessi dai mali sociali che ci soffocano e ci strangolano quotidianamente.
Tale verità scientifica elementare, che può essere recepita e sostenuta da qualunque lavoratore intellettualmente onesto e libero dalla morbosità dell’egoismo e dell’opportunismo, dev’essere assunta e diffusa da tutti quei prestatori d’opera del braccio e dell’intelletto che, purtroppo, in questi mesi e settimane non danno un significato di classe e rivoluzionario alla loro lotta di disperata sopravvivenza, perché senza cambiare l’attuale ordinamento sociale non è neppure possibile riscattare veramente e concretamente la nostra esistenza e quella dei nostri figli, nipoti e pronipoti. La lotta per il presente dev’essere trasformata in lotta di classe e rivoluzionaria anche per abbattere il mostro sanguinario e divoratore di uomini, donne e bambini del capitalismo e per costruire una nuova società a misura d’uomo, fondata sui principi dell’uguaglianza, dell’altruismo e della solidarietà reciproca, una società in cui il potere reale e autenticamente democratico viene esercitato da tutti i suoi componenti, una società degna di essere vissuta e trasmessa alle future generazioni, o meglio la società prima socialista e poi comunista.
La lotta odierna se intrisa di tale prospettiva è infinitamente superiore e maggiormente produttiva di conquiste sociali immediate e di una nuova dignità e autorevolezza della vita. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è fortemente e concretamente impegnato a qualificare, in termini di classe e rivoluzionari, la lotta di semplice sopravvivenza dei lavoratori operai e intellettivi di questo periodo ed è pronto a sostenerla laddove sia recepita e sostenuta dai disperati in lotta e siamo pronti a parteciparvi con tutte le nostre forze politiche e organizzative: dobbiamo difendere coi denti il posto di lavoro, ma nello stesso tempo dobbiamo anche lottare per liberarlo presto e finalmente dallo sfruttamento e dall’arbitrio repressivo quotidiano della razza padrona!
Forio (Napoli), 1 settembre 2009.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org