I soldati volontari degli stati capitalistici
vanno a combattere in Iraq e Afghanistan per difendere la “patria”
delle multinazionali assassine e sfruttatrici e per guadagnare favolosi
stipendi, la loro eventuale morte è il prezzo da pagare per
tale scelta sbagliata: gli eroi non sono loro, ma i gloriosi Resistenti
di quei popoli e qualunque siano le armi utilizzate, ognuno si difende
con quello che può. Chi ci va per “lavoro” fa anche
una scelta ideologica, politica e sociale totalmente estranea alla
cultura, alla lotta di classe e alla prospettiva di liberazione dallo
sfruttamento economico e militare della classe lavoratrice. A ognuno
le sue responsabilità!
di Domenico Savio*
Premettiamo che come non ci appartengono le religioni
cattolica, ebraica, ortodossa, eccetera così non ci appartiene
quella islamica, allo stesso modo non ci appartiene e combattiamo
qualsiasi fondamentalismo, estremismo e violenza religiosi. Inoltre,
deploriamo e combattiamo tradizioni, costumi e comportamenti che proibiscono
o limitano la libertà individuale, specialmente delle donne,
che spesso sono costrette a subire imposizioni e restrizioni contrarie
a qualsiasi principio di civiltà, di libertà, di democrazia
e di dignità umana.
A suo tempo abbiamo già sostenuto, e non siamo stati i soli
a farlo, che l’attacco del 11 settembre 2001 alle torri gemelle
di New York non poteva essere di natura terroristica, considerata
la potenza dei servizi di sicurezza e di difesa degli Stati Uniti
d’America. Fu un tragico, efferato e premeditato attentato -
con circa 3.000 morti e ingenti distruzioni, ma i piani di espansione,
di sfruttamento di popoli e risorse e di accumulazione di nuova ricchezza
da parte dell’imperialismo, sostenuto dai governi borghesi degli
stati capitalistici, giustificano qualunque atrocità e disastro
sociale, l’importante sono solo il mercato e i guadagni -, così
poco dopo, col concorso della Nato, delle Nazioni Unite e della Comunità
Europea, poteva iniziare l’aggressione, l’occupazione,
la sottomissione, anche con l’imposizione e il sostegno di governi-fantoccio
del posto, lo sfruttamento e la spartizione tra gli occupanti delle
risorse petrolifere e minerarie in genere dell’Afghanistan e
dell’Iraq.
Chi non ricorda i bombardamenti “intelligenti” americani
e alleati che massacravano uomini, donne e bambini indistintamente,
che distruggevano villaggi interi e che diffondevano morte, sangue,
distruzioni, miseria e disperazione ovunque, bombardamenti e massacri
che avvengono ancora oggi; chi non ricorda il pianto disperato delle
donne sopravvissute ai bombardamenti a cui gli eserciti stranieri,
in nome di una falsa democrazia americana e occidentale, cioè
quella del terrore e del vigliacco annientamento dall’alto,
avevano ucciso figli, mariti, fratelli, sorelle e parenti; chi non
ricorda il bombardamento di asili, scuole e ospedali, con morti, feriti
e sangue dappertutto, la distruzione di fabbriche e l’imposizione
della volontà politica e sociale degli occupanti, tutto in
nome della “democrazia” dello sfruttamento e degli affari
capitalistici e imperialistici, democrazia dal volto insanguinato
e fondata unicamente sulla superiorità della forza e della
violenza spietata messa in campo. Gli U.S.A. e le altre potenze
occidentali hanno contribuito alla sconfitta dell’ex Unione
Sovietica proprio per imporre il loro dominio assoluto economico,
militare e politico sull’intero Pianeta.
I governi capitalistici e imperialistici italiani, sia di centrodestra
che di centrosinistra, si sono subito genuflessi alla volontà
degli altri governi padronali occidentali, con quello degli Stati
Uniti d’America a farla da padrone assoluto, hanno mandato grossi
contingenti militari in quei paesi e per raggirare l’art.11
della Costituzione – L’Italia ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali….. – hanno detto che
essi venivano inviati in missione di pace, missione che, invece, garantiva
all’imperialismo italiano di partecipare alla spartizione del
bottino di guerra, consistente nello sfruttamento delle risorse minerarie,
nelle commesse di ricostruzione delle opere distrutte dai bombardamenti
e nello sfruttamento di quei mercati.
Ma anche i più sprovveduti degli italiani sapevano che lì
si andava a combattere una guerra spietata tra gli occupanti occidentali
e i popoli aggrediti e sottomessi, che la guerra non avrebbe conosciuto
limiti nell’efferatezza, che quei popoli, attraverso le loro
coraggiose avanguardie, avrebbero difeso con le unghie e a costo di
qualsiasi sacrificio la loro autonomia e indipendenza nazionale e
che contro gli eserciti stranieri, armati sino ai denti e con le armi,
lecite e illecite, moderne più sofisticate, distruttive e asfissianti,
avrebbero utilizzato qualsiasi tipo di arma “povera” disponibile,
compreso gli attentati dei kamikaze. Che si trattasse di una guerra
è dimostrato anche dal fatto che i soldati italiani hanno dovuto
progressivamente adeguare i propri armamenti e le proprie strategie
di difesa e di attacco militare. Chi continua a parlare di missione
di pace dei nostri soldati in effetti continua a mentire per favorire
e sostenere altri interessi.
Noi comunisti siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di terrorismo
sia per mantenere lo stato presente delle cose sia per costruire la
società socialista, noi lavoriamo per costruire un grande partito
comunista di classe e rivoluzionario, che con la lotta di classe quotidiana
e il consenso delle masse popolari porterà a compimento vittorioso
la rivoluzione socialista nel nostro paese e avvierà la costruzione
della nuova e superiore società socialista lungo la strada
dell’edificazione di quella comunista. Ma i popoli e i combattenti
afghani e iracheni non fanno terrorismo, non sono terroristi, semplicemente
si difendono con le poche armi che hanno a disposizione contro un
nemico ferocemente agguerrito e potente e lo fanno per riconquistare
la libertà e l’indipendenza che le sono state sottratte
con la violenza distruttiva delle armi. Le forze combattenti
della Resistenza afghana e irachena hanno il sostegno e l’aiuto
delle popolazioni interessate, diversamente sarebbero isolate e verrebbero
sconfitte facilmente dagli occidentali. Dunque, terroristi non sono
i combattenti di quei popoli, ma coloro che per difendere sporchi
e immorali affari sono andati a bombardarli, colpirli, occuparli e
sottometterli.
Abbiamo avvertito la necessità di pubblicare questo servizio
innanzi tutto per contestare e condannare con estrema fermezza tutta
l’informazione di questi giorni, e quella di sempre, della carta
stampata e delle radio-televisioni occidentali e del nostro paese,
salvo poche e coraggiose eccezioni, informazione interessata, collusa,
controllata e orientata nelle analisi e nelle cronache dai potenti
gruppi editoriali con la miserabile complicità di giornalisti
e scribacchini asserviti, ideologicamente, culturalmente, moralmente,
politicamente e socialmente, agli interessi dei loro padroni pubblici
e privati e che lo fanno senza scrupoli per arrivismo, carrierismo,
soldi e privilegi vari economici e sociali: vergognatevi! La
loro “verità” dell’informazione è
solo quella che fa piacere e corrisponde ai vari e soli interessi
dei capitalisti editori e viene spregiudicatamente utilizzata per
disinformare ed imbonire le masse allo scopo di continuare a tenerle
sottomesse e sfruttate.
In questi giorni di lutto, di dolore e di esequie in Italia, in seguito
all’uccisione di ulteriori sei soldati italiani e al ferimento
di altri da parte dell’eroica Resistenza afghana – ma
noi piangiamo i lutti, i dolori, la disperazione, la miseria, la morte
di uomini, donne e bambini di quei popoli caduti indifesi e disarmati
sotto i bombardamenti e le armi automatiche degli eserciti occidentali,
perché loro sono stati aggrediti e non hanno aggredito, sono
stati bombardati e non hanno bombardato, sono stati sparati e non
hanno sparato -, le radio e le televisioni padronali e di regime borghese
e capitalistico ci inondano di messaggi utili al sistema sociale e
al potere politico attuale, ci parlano di soldati eroi, di difensori
e servitori della patria, ma di quale patria parlano!, di uomini valorosi,
di esequie di stato, che dobbiamo pagare noi poveri lavoratori e pensionati
contribuenti, di commozioni che fanno presa sulla coscienza umana
e via di questo passo.
In Italia i governi degli interessi capitalistici di centrosinistra
e centrodestra hanno eliminato la democratica e pluralistica leva
popolare, per meglio difendere gli interessi capitalistici e imperialistici
in Italia e nel mondo intero, hanno costruito un esercito di professionisti
volontari e pronti a ubbidire, pagato profumatamente dal popolo lavoratore
italiano, hanno addestrato i soldati per missioni speciali all’estero,
tutto sotto lo sguardo supervisore dei governi degli Stati Uniti e
all’interno della potente macchina da guerra della Nato e, quando
necessario, sotto il protettorato delle imperialistiche Nazioni Unite.
Gli ultimi soldati morti in Afghanistan erano dei professionisti
volontari della guerra, ben pagati e rispondevano ai comandi militari
e politici dei guerrafondai occidentali. Nessuno li ha obbligati ad
andare, è stata una loro scelta autonoma e responsabile. Quando
un soldato va in guerra, lui, la sua famiglia e i suoi amici cosa
fanno, mettono innanzi tutto in conto la possibilità della
morte, per tanto il dolore e le lacrime posteriori costituiscono una
semplice presa d’atto di quanto era stato già previsto.
E non parliamo delle guardie del corpo private di potenti industriali,
finanzieri, mercanti e amministratori di multinazionali, che sono
calati su quelle terre al seguito degli eserciti della Nato, sostenuta
dal consenso delle Nazioni Unite, per buttarsi a capofitto sui nuovi
giganteschi affari alle spalle delle sofferenze inenarrabili di quelle
popolazioni, i cosiddetti rambo, armati sino al collo e pronti a tutto
per difendere i propri padroni in cambio di stipendi favolosi, che
potrebbero raggiungere e superare i 30.000 euro al mese. Tutto e senza
pietà sui massacri, sui morti e feriti, sulle disgrazie e sulle
disumanità imposte con la forza della violenza armata a quei
popoli.
La giustificazione di taluni, “ma è andato per sopperire
alla mancanza di lavoro, specialmente nel Mezzogiorno d’Italia”,
non regge alla scelta sociale e politica cosciente e responsabile
di andare a servire la guerra imperialistica, la guerra dei padroni
sfruttatori contro le masse lavoratrici di quei paesi. Noi comunisti
non faremmo mai una scelta del genere, una scelta di guerra, a costo
di sacrifici di vita disumani, prima perché lottiamo contro
il capitalismo e l’imperialismo - responsabili assoluti della
mancanza di lavoro, del dramma della disoccupazione e della miseria
delle masse popolari - per costruire la nuova società socialista
e poi perché riteniamo che il diritto al lavoro e ad un’esistenza
dignitosa, che valga la pena di vivere, li si conquistano con la lotta
di classe e non mettendosi al servizio del sistema sociale responsabile
dei mali di vita delle masse lavoratrici dei vari paesi. In
più, questi soldati dei contingenti della Nato, che operano
sotto il mandato dell’ONU e, dunque, sotto la diretta responsabilità
politica e militare dei paesi capitalistici che la compongono, vanno
a guerreggiare contro quei popoli e la loro classe lavoratrice, insomma
vanno a combattere, con un lavoro sporco e disumano, pure contro chi
come loro nel proprio paese rivendica il diritto a un lavoro pulito
e dignitoso.
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è schierato
con tutte le sue forze ideali e politiche al fianco dei popoli afghano
e iracheno - e di tutti quelli che sulla Terra soffrono le loro stesse
sciagure sociali - nella loro lotta dura e impari contro l’aggressore,
l’occupante e lo sfruttatore straniero per riconquistare l’autonomia
e l’indipendenza nazionale, esprime fraterna solidarietà
di classe e rivoluzionaria all’eroica Resistenza di quei popoli
aggrediti e sottomessi, piange i morti di quelle nazioni bombardate
e sterminate ed esprime l’auspicio che presto anche in quei
paesi possa avviarsi la lotta per costruire la nuova e superiore società
socialista, senza più aggressori né sfruttatori e dove
ognuno sia veramente libero e protagonista del proprio avvenire.
Forio (Napoli), 23 settembre 2009.