ITALIA, 11 GIUGNO 2008: ASSASSINATI
SUL LAVORO ALTRI 10 LAVORATORI!
ARRESTATE, PROCESSATE E CONDANNATE
I PADRONI ASSASSINI PRIVATI E PUBBLICI!

Nella sola giornata di oggi 11 giugno 2008 in Italia sono stati ammazzati, o assassinati, altri 10 lavoratori da parte della razza padrona privata o pubblica che sia, a causa di mortali inadempienze nell’applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro. Mineo (Catania), Alessandria, Imperia, Modena e Nuoro le Città Martiri del lavoro di oggi. Solo in Italia è un esercito interminabile e incalcolabile, che diventa di proporzioni spaventose se si considerano quelli che muoiono successivamente agli infortuni, di lavoratori morti per mancanza di sicurezza sul lavoro. E’ un olocausto infinito e quotidiano, che ha avuto inizio in tempi remoti, offerto dalla tragedia del sistema sociale capitalistico al feticcio del profitto, perché risparmiare sulla sicurezza del lavoro, sulla garanzia della vita dei prestatori d’opera - che da sempre sono sfruttati come schiavi e considerati esseri inferiori dagli opulenti padroni sfruttatori -, sulla certezza di poter ritornare vivi e non nella bara a casa dopo una lunga giornata di duro lavoro significa, per chi lucra sul lavoro altrui, realizzare maggiori profitti, nuove e più gigantesche ricchezze.
Così, in questa società di assassinii in libertà e ben protetti, la vita dei lavoratori vale niente di fronte al guadagno, al profitto, alla sporca ricchezza, il dolore e il pianto dei figli, delle mogli e degli altri familiari delle vittime del lavoro non scalfiscono per nulla la voglia di un sempre più consistente profitto da ricavare dalla compra-vendita di forza-lavoro. Per il sistema capitalistico, per il dominio del capitale sul lavoro e per il mostro-profitto la vita delle lavoratrici e dei lavoratori è semplicemente una merce come tutte le altre da acquistare sul mercato del lavoro al minor costo possibile, da sfruttare al massimo livello fattibile, compreso la mancanza o carenza di misure di sicurezza nello svolgimento del lavoro, e da buttar via quando non può produrre altro profitto. La legge del capitale, dei suoi possessori, dello Stato e del potere politico borghese che lo governa, rappresenta e difende è una legge spietata, barbara, senza valori di altruismo e di solidarietà ed è priva di qualsiasi sentimento umano e civile. E’ la barbarie del capitale che per riprodursi e moltiplicarsi a dismisura sfrutta le risorse umane e naturali del Pianeta, aggredisce e schiavizza i popoli della Terra, scatena guerre feroci di sottomissione e massacra intere popolazioni.
Ma riflettiamo un attimo sulla tragedia di oggi a Mineo (Prov. di Catania), dove sei operai, privi di misure di protezione, muoiono in una vasca di depurazione, nessuno si accorge di nulla, all’ora di pranzo gli sventurati non tornano a casa e le mogli preoccupate danno l’allarme, solo a questo punto vengono cercati e finalmente trovati “fulminati o asfissiati letteralmente nella melma, resi massa irriconoscibile dal colore del fango”. E’ una tragedia inconcepibile e intollerabile che la mente umana, anche la più perversa, si rifiuta di immaginare e di riconoscere come qualcosa che le appartenga e la considera totalmente estranea alla sua genesi, alla sua ragione, al suo essere specie vivente superiore rispetto alle altre considerate, non sempre a ragione, inferiori. E’ la feroce legge del capitale e della sua bramosa sete di profitti che oltrepassa i confini della ragione, dei sentimenti e dei valori umani. Questa è la barbarie del sistema economico e sociale capitalistico, questa è la brutalità del sistema legislativo capitalistico e questa è la crudeltà dello Stato e del potere capitalistico. Figli, mogli e parenti tutti dei poveri 10 operai caduti oggi sul campo di battaglia dello sfruttamento del lavoro umano e di tutti quelli morti sino ad oggi e quelli che, purtroppo, continueranno a morire finché il sistema economico e sociale capitalistico non sarà seppellito per sempre dalla lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato, nella morte dei vostri cari non c’è nessuna fatalità, nessuna disgrazia imprevedibile, nessuna volontà e nessun disegno soprannaturale, ma c’è semplicemente, da parte degli sfruttatori, la mancanza di rispetto per la vita dei lavoratori, c’è il disprezzo per la classe lavoratrice, considerata solo merce da sfruttare, e c’è la corsa a risparmiare sul costo già misero del lavoro con l’invocazione costante a far presto, con l’aumento dei ritmi di lavoro, con l’annullamento delle pause ricreative e con la costrizione a lunghe ore di straordinario per poter arrotondare il salario di fame: insomma, una corsa affannata alla sopravvivenza dove l’infortunio e la morte si nascondono a ogni passo!
Dunque, si tratta di morti sul lavoro annunciate, prevedibili ed evitabili, chi non ha evitato la tragedia in nome del risparmio, del profitto o della leggerezza nei comandi merita la più dura condanna e la totale espiazione della pena. Siamo dinanzi a crimini efferati e ripetitivi che ogni coscienza umana e civile condanna senza appello e per i quali il P.C.I.M-L. chiede l’arresto immediato dei padroni responsabili privati e pubblici, cioè dei proprietari e degli amministratori delle aziende coinvolte. Dinanzi alla vastità e alla crudeltà della tragedia e al dolore delle famiglie colpite è raccapricciante dover ascoltare un ministro della Repubblica che alla richiesta di pene pesanti per la classe padronale responsabile degli assassinii sul lavoro pressappoco dice: “non vorrei che i formalismi indebolissero l’impegno nella prevenzione degli infortuni”. Sotto l’aspetto umano e giuridico tale posizione è semplicemente irresponsabile e intollerabile, perché è quasi una richiesta di assoluzione in cambio di un maggiore impegno per la prevenzione: è una vergogna istituzionale!
Alle famiglie dei caduti sul lavoro di ieri e di oggi il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista esprime tutta la solidarietà umana, di classe e rivoluzionaria possibile e garantisce loro il massimo impegno nella lotta politica affinché tali tragedie abbiano presto fine. Ma nessuno si illuda di poter risolvere il dramma nell’odierna società capitalistica, ingannevolmente definita democratica, civile e popolare, perché come ogni giorno vediamo questa è la società della strage dei lavoratori, dello sfruttamento e della disperazione delle persone costrette a sopravvivere con indicibili sacrifici e privazioni e col rischio continuo della morte sul lavoro. La svolta sta solo nella liberazione del lavoro dallo sfruttamento padronale, nel conseguimento della proprietà collettiva dei mezzi di produzione, nella conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice, potere che può essere conquistato solo con la rivoluzione socialista, e, dunque, dal superamento dell’attuale contraddizione derivante “dalla natura sociale della produzione e dall’accaparramento privato della ricchezza prodotta”. Il capitalismo e l’imperialismo stanno conducendo l’umanità alla rovina ambientale ed esistenziale, solo il socialismo potrà salvarla! Per questa nuova prospettiva di civiltà superiore dell’umanità si batte oggi il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, che sollecita i comunisti e l’intera classe lavoratrice italiana a sostenerlo, con la militanza e la lotta, nell’arduo compito storico.
CARCERE DURO PER I PADRONI ASSASSINI PRIVATI E PUBBLICI!
VIVA LA CLASSE LAVORATRICE ITALIANA IN LOTTA CONTRO
GLI INFORTUNI SUL LAVORO, PER LA CONQUISTA DEL POTERE
POLITICO E PER LA COSTRUZIONE DELLA SOCIETA’ SOCIALISTA!

Forio (Napoli), 11 giugno 2008.

La Segreteria del P.C.I.M-L.

E’ RITORNO AL FASCISMO,
CONTINUA LA VIOLENZA DI STATO!

Ma cos’è il fascismo? E’ una forma di governo politico-militare della società capitalistica. Il capitale a secondo della conflittualità di classe esistente nel corso della sua attività di sfruttamento delle masse lavoratrici e di accumulazione di nuovo capitale impone alla società la forma di governo che maggiormente agevola il suo lavoro di rapina e di accumulazione della ricchezza prodotta dalla classe lavoratrice. Nella lunga storia del dominio del capitale sul lavoro i lavoratori del braccio e dell’intelletto hanno conosciuto e subito molte forme di governo del capitale, il fascismo è una di queste. Naturalmente esistono forme di governo capitalistico cosiddette democratiche, autoritarie o militari, per l’esperienza della lotta di classe in Italia possiamo dire che il fascismo include tutte e tre le definizioni mostrandosi una volta più cedevole e tollerante verso le rivendicazioni e le esigenze di vita delle masse lavoratrici e popolari sfruttate, in un’altra circostanza repressivo e in una diversa situazione feroce. Cambia la forma di governo col suo livello di repressione, ma non l’attività di sfruttamento e di schiavizzazione sociale del capitale.
All’inizio del ventesimo secolo, dopo la vittoria della Rivoluzione Socialista d’Ottobre in Russia, la costituzione dell’Unione Sovietica, la nascita e la crescita della Terza Internazionale, il Biennio Rosso delle lotte operaie e dell’occupazione delle fabbriche al nord e specialmente in Piemonte e la paura della rivoluzione socialista e la conquista del potere politico da parte della classe proletaria anche in Italia, il capitalismo industriale, agrario e bancario sovvenzionò e impose alla monarchia il regime fascista, che condusse una spietata repressione contro la classe lavoratrice, assaltò, incendiò e sciolse le Camere del Lavoro, mise fuori legge i sindacati operai e i partiti di opposizione, istituì i tribunali speciali, promulgò le leggi speciali e assassinò migliaia di antifascisti, innanzitutto comunisti.
Dopo la sconfitta del nazi-fascismo nel 1945, la vittoria della Repubblica nel 1946 e la promulgazione della nuova Costituzione borghese nel 1948, il compito di garantire la continuità del potere economico capitalistico e dello sfruttamento del lavoro passò a una nuova forma di governo e di repressione sociale, quella democristiana, liberale, repubblicana, socialista, socialdemocratica e più avanti, a partire dal 1978, anche con l’apporto dell’ex PCI, che avanzava senza vergogna sulla strada dello sfruttamento e della repressione capitalistica. Per imporre gli interessi del grande capitale nazionale e multinazionale i vari governi a maggioranza democristiana, 1946-1993, usarono le Forze dell’Ordine per reprimere le lotte operaie e le rivendicazioni giovanili non meno che durante il ventennio mussoliniano, perché lo Stato, il potere politico e il sistema economico e sociale erano rimasti di natura capitalistica, o meglio perché i mezzi di produzione erano ancora saldamente nelle mani dei privati, in quanto nel passaggio del potere politico dal fascismo mussoliniano a quello democristiano e soci non c’era stata alcuna rivoluzione socialista e il potere statale era rimasto fermamente nelle mani della classe padronale.
Il grande capitale - con la sua potenza economica sfruttata e sottratta alla classe lavoratrice, con la sua capacità di corruzione economica, con la sua disponibilità di privilegi, compreso quelli istituzionali, da distribuire nel suo incessante lavoro di corruzione economica, morale e sociale, con l’asservimento di certi cultori alla ricerca disperata di soldi e indegna ribalta, con la proprietà e l’utilizzo dei mezzi di informazione e di formazione della coscienza popolare e col sostegno di regime che gli viene dal potere religioso – come una talpa svolge costantemente il suo lavoro di divisione e di assoggettamento degli avversari politici e sindacali di classe. Così la Cgil abbandona quel minimo di sindacalismo di classe che aveva espresso in passato e fa propria la politica del compromesso e della concertazione sindacale coi governi del capitale e con la razza padrona a danno degli interessi dei lavoratori, dei pensionati e delle intere masse popolari e il PCI si trasforma vergognosamente in partito difensore del capitale e dello sfruttamento del lavoro delle masse lavoratrici. Poi il partito maggioritario della DC viene travolto – assieme agli ex alleati di governo come il PLI, il PRI, il PSDI e il PSI – dal sistema di corruzione di Stato denominato Tangentopoli e il suo compito di governo dei padroni viene assunto e assolto prima da Forza Italia, coi suoi alleati di centrodestra, e poi dai diessini, ex PCI, con la coalizione di centrosinistra, dove confluiscono pure, e senza ritegno, i falsi e rinnegati partiti definitisi impropriamente comunisti della Rifondazione e dei Comunisti Italiani.
Ultimamente la destra capitalistica ha assunto la denominazione di Partito della Libertà, mentre la sinistra capitalistica quello di Partito Democratico: due partiti che sono pressappoco simili nelle idee politiche, nella cultura padronale e nella difesa dello Stato e dei profitti del grande capitale contro gli interessi e le aspettativi delle masse sfruttate e represse nelle aziende dai padroni e nella società dal potere politico dominante. Oggi, come durante il ventennio fascista e l’oltre quarantennale regno democristiano & soci, la dannata razza padrona, sfruttatrice e rapinatrice del lavoro sociale, è garantita e difesa nella sua funzione predatrice e di arricchimento alternativamente dal Partito della Libertà, guidato dal capitalista più ricco d’Italia Silvio Berlusconi, e dal Partito Democratico, capeggiato dall’ex falso comunista Walter Veltroni. Possiamo dire che il sistema politico italiano si è semplificato in peggio, siamo passati da una repubblica borghese parlamentare a una monarchia parlamentare, dove anziché di uno abbiamo due monarchi che governano alternativamente gli sporchi interessi del capitalismo nazionale e multinazionale, cioè gli affari dei potenti banchieri, industriali e agrari, ciò mentre il popolo italiano soffre sempre di più la fame, la disoccupazione, la precarietà del lavoro, l’ecatombe dei morti sul lavoro, la mancanza di ogni prospettiva di miglioramento sociale, specialmente per i giovani, e la repressione legislativa e poliziesca. Inoltre, lo Stato capitalistico italiano diventa sempre maggiormente militare e guerrafondaio con le sue missioni di guerra all’estero al seguito dei governi degli Stati Uniti e della Nato e a salvaguardia degli interessi economici dell’imperialismo americano ed europeo.
Sono anche arrivati i tribunali e le leggi speciali per la spazzatura in Campania – dove lo Stato, col consenso unanime della maggioranza di destra e dell’opposizione della falsa sinistra, reprime con le Forze dell’Ordine chi si oppone alle discariche e ai bruciatori che inquinano l’ambiente, avvelenano i prodotti dell’attività agricola e mettono seriamente in pericolo la salute dei cittadini -, la sicurezza e la repressione degli emigrati extracomunitari, o meglio dei lavoratori di altri paesi della Terra, che affamati e perseguitati dai governi capitalistici sono costretti a lasciare la propria terra di origine alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza. Possiamo affermare che oramai viviamo in una monarchia parlamentare dove i due monarchi cercano di accordarsi sulle controriforme legislative da approvare assieme per modificare e adeguare alle loro ambizioni di potere la Costituzione del 1948 e la legge elettorale per mantenere fuori dalle assemblee elettive parlamentari, regionali, provinciali e comunali e da quella europea quei partiti e quelle rappresentanze popolari che non si piegano ai voleri dei monarchi e al dominio di sfruttamento e di rapina del grande capitale. E sfidiamo chiunque a dimostrare che questo non è fascismo o completo ritorno al fascismo mussoliniano.
La storia della società padronale e della lotta di classe delle masse lavoratrici e popolari ci ha ampiamente dimostrato e insegnato che da questo infame sistema sociale di sfruttamento e di rapina del lavoro altrui il proletariato non può uscire fermandosi alla conquista della Repubblica e della Costituzione democratica e borghese, come avvenne nel nostro paese nel periodo 1946-1948, né tanto meno con le riforme o controriforme borghesi o con le elezioni borghesi, ma unicamente continuando la lotta di classe e attraverso la rivoluzione socialista, che sola può consentirgli di conquistare il potere politico e di avviare la costruzione della nuova società socialista. Deve anche trovare la capacità, il proletariato, di smascherare, isolare e sconfiggere, sul piano ideale e politico, i revisionisti della dottrina comunista, o meglio i mutilatori e i falsificatori dei principi di classe e rivoluzionari del marxismo-leninismo, i riformisti, i socialdemocratici, gli opportunisti, i trotskisti, i rivoluzionaristi, gli estremisti, i movimentisti, gli economicisti e i pacifisti, ovvero tutta quella ciurma di falsi comunisti, di traditori della prospettiva comunista e di demolitori del glorioso socialismo realizzato nel ventesimo secolo e deve, sempre il proletariato, sconfiggerli assieme alle loro inquinanti e devianti organizzazioni.
Tale obiettivo è raggiungibile solo con l’esistenza, la crescita e la guida di un vero partito di classe e rivoluzionario, ovvero marxista-leninista, qual’è, appunto, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista oggi esistente in Italia. Occorre che i lavoratori del braccio e della mente del sud, del centro e del nord Italia la smettano di correre confusi e illusi dietro i partiti e i sindacati borghesi di destra, di sinistra e quelli falsamente comunisti e che si rendano finalmente conto che per sconfiggere il sistema, lo Stato e il potere politico capitalistico, per liberarsi storicamente dallo sfruttamento e dall’asservimento padronale, per conquistarsi la perduta dignità esistenziale, per garantire alle future generazioni una vita dignitosa e sicura nel lavoro, nei bisogni sociali e nel tempo libero, insomma per costruire la società socialista che tutto questo consente, è necessario e urgente che entrino a militare e lottare nell’unico e coerente Partito della Rivoluzione e del Socialismo, cioè nel P.C.I.M-L., nel Partito Comunista bolscevico dei giorni nostri, nel Partito così ideato e strutturato da Lenin e Stalin, il Partito dell’organizzazione di classe, della rivoluzione e della vittoria sulla barbarie della società capitalistica.

Forio (Napoli), 11 giugno 2008.

La Segreteria del P.C.I.M-L.

DISCARICHE IN CAMPANIA: E’ UNA
QUESTIONE POLITICA E DI PARTITO!
MOVIMENTI E COMITATI SONO UNA
RISPOSTA RIDUTTIVA E NON RISOLUTIVA!

Da parte di taluni c’è la presunzione che il partito non serva più alle masse per liberarsi dall’arroganza, dalla prepotenza e dalla repressione del potere politico e statale borghese e capitalistico, oltre che dallo sfruttamento del proprio lavoro; costoro hanno una visione molto limitata e offuscata dell’esperienza storica della lotta dei popoli, della lotta di classe del proletariato, della dottrina comunista e della lotta che, per risultare vincente, dev’essere necessariamente organizzata e guidata dal Partito di classe e rivoluzionario della classe lavoratrice operaia e intellettiva; essi non riescono neppure a distinguere la profonda diversità teorica, ideologica e politica esistente tra i partiti, la differenza che passa tra i partiti della classe borghese e quelli della classe lavoratrice, la distinzione tra i coerenti partiti comunisti, cioè marxisti-leninisti, e quelli revisionisti e opportunisti, ovvero falsamente comunisti, che sono, purtroppo, espressione dello stesso mondo del lavoro; questi signori esaltano, per un convincimento sbagliato, per una visione egoistica, personalistica, opportunistica ed esibizionistica della lotta politica, i movimenti e i comitati come forza organizzatrice e vittoriosa dei conflitti sociali da parte dei cittadini.
Naturalmente si tratta di movimenti e comitati interclassisti, dove c’è di tutto: borghesi e proletari, sfruttatori e sfruttati, arrivisti e carrieristi, falsi comunisti e anticomunisti, sostenitori del potere e del sistema di sfruttamento padronale, eccetera. E’ l’esaltazione e l’affermazione del movimentismo - che già fu del ’68 (1968) e oltre e che a livello di gruppi promotori e dirigenti è miserabilmente finito nelle braccia e nei salotti buoni della borghesia culturale e istituzionale, con buone occasioni di guadagno, di vita agiata e di servilismo culturale e politico alla classe sfruttatrice - del qualunquismo, del confusionismo culturale, ideale e politico, del populismo, dello spontaneismo, dell’anarchismo, insomma un miscuglio di idee e di propositi che servono solo alla continuità dell’odierno sistema sociale dominante con tutti i mali sociali che produce. Il movimentismo non è e non può essere mai di classe, distintivo, comunista, anzi in esso l’anticomunismo è latente quando non è apertamente dichiarato e praticato, non è chiaramente anticapitalistico né antimperialistico e si muove dentro il recinto della società capitalistica dominante e opprimente; esso è tutto e la negazione di tutto e proprio per questo non mette eccessiva paura e preoccupazione al potere, perché si può sbaragliare con la forza dello Stato-padrone senza lasciare traccia ideale e politica, proprio com’è finito il ’68 e altre esperienze del genere.
I fautori del movimentismo, che attaccano e si oppongono opportunisticamente all’organizzazione dei partiti – di tutti i partiti, compreso quelli comunisti che conducono la lotta di classe per conquistare il potere politico alla classe lavoratrice e per costruire la società socialista - affermano di voler costruire “la democrazia” dal basso, un nuovo blocco di potere sociale basato sulla partecipazione di tutti i cittadini ignorando volutamente e opportunisticamente che la società capitalistica è suddivisa in classi e solo con la lotta di classe è possibile sconfiggere quella borghese e conquistare il potere politico e sociale a quella lavoratrice, che da millenni viene sfruttata e schiavizzata dal dominio padronale. Con la moltitudine indistinta questi illusori e ingannatori organizzatori della “lotta popolare” puntano ad ottenere un risultato positivo su determinati problemi sociali ignorando il problema collettivo centrale per le masse lavoratrici: la sconfitta del sistema capitalistico per mettere fine alla sofferenza esistenziale.
Questi semplici aizzatori della protesta popolare - seppure su questioni di grande interesse sociale, che però non mettono in discussione il sistema e il potere vigenti che sono la causa e la conseguenza tragica del malessere popolare - trovano terreno fertile nelle masse non ideologizzate, non politicizzate, prive di una coscienza di classe e di un concreto impegno di liberazione sociale. Sono masse, o gruppi consistenti di cittadini, mal formate politicamente e male organizzate e dirette dai promotori dei movimenti e che proprio per questo spesso devono pure sopportare dure sconfitte e conseguenze repressive e giudiziarie. Con l’organizzazione e la lotta movimentistica e populistica si può anche vincere qualche volta, ma si perde sempre in termini di sconfitta del sistema capitalistico e di conquista del potere politico dei lavoratori. Tutti i mali sociali della classe lavoratrice e delle masse popolari nella società capitalistica dipendono solo ed esclusivamente dalla natura dello stesso sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Solo il Partito Comunista di classe e rivoluzionario, ovvero marxista-leninista, mette paura al sistema capitalistico, che trema dinanzi alla lotta di classe guidata dal grande Partito che si ispira agli insegnamenti della lotta di classe di Marx, Engels, Lenin e Stalin.
L’errore strategico fondamentale dei promotori dei movimenti e dei comitati popolari contro le discariche dei rifiuti e la costruzione dei termovalorizzatori, o bruciatori, in Campania, compreso la battaglia contro l’apertura di una discarica a Chiaiano – una lotta in sé giusta che noi condividiamo appieno – è quello di aver assunto un atteggiamento antipartitico di principio, di avere avuto la presunzione di potersi sostituire a un vero e coerente Partito della rivoluzione socialista e del socialismo, di aver condannato e isolato indistintamente tutti i partiti e di aver negato che possa esistere un partito totalmente diverso, qual’è il PCIML, che per ideologia, cultura, programma politico e impegno di lotta difende veramente gli interessi di classe presenti e futuri del proletariato italiano.
Il PCIML è totalmente diverso da tutti gli altri partiti esistenti in Italia, da quelli di centrodestra a quelli di centrosinistra e della sinistra revisionista, opportunista, trotskista e falsamente comunista - come lo sono i partiti della Rifondazione, dei Comunisti Italiani, Comunista dei Lavoratori e della Sinistra Critica, che in quanto tali usurpano il glorioso simbolo della falce e del martello -, tutti responsabili istituzionali, di sistema o di strategia politica della tragedia dei rifiuti in Campania e della sciagurata sopravvivenza dell’odierno e infame sistema sociale. Nel corso dell’esistenza dell’umanità il Partito Comunista Rivoluzionario del proletariato dei singoli paesi della Terra, cioè il Partito di stampo marxista-leninista concepito e creato per la prima volta nella storia da Lenin e Stalin in Russia all’inizio del secolo scorso, si è rivelato l’unico strumento organizzativo veramente partecipativo, democratico e vincitore sul nemico di classe, ossia sul capitalismo, che, assieme alla sua espansione imperialistica, rimane la causa di ogni male sociale dell’esistenza dell’uomo sull’intero Pianeta.
Il Partito Comunista bolscevico, il primo partito marxista-leninista della storia, condusse, per la prima volta dall’esistenza dell’umanità e dopo la tragica repressione nel sangue della esaltante Comune di Parigi nel 1871, alla vittoria la grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, conquistò il potere politico alla classe lavoratrice russa, liberò i popoli della Russia dallo sfruttamento del lavoro e dalla schiavitù padronale e sociale, costruì l’Unione Sovietica dei popoli liberi e protagonisti della propria esistenza e del loro avvenire, diede il maggior contributo e pagò il prezzo più alto in vite umane e distruzione di città, paesi e villaggi nella sconfitta del nazifascismo in Europa, contribuì al progresso economico e sociale del proletariato di tutti i paesi e garantì la pace nel mondo per oltre un quarantennio. Solo un simile tipo di organizzazione e di Partito può organizzare e guidare le masse lavoratrici alla liberazione dall’oppressione della classe padronale, non v’è altra alternativa credibile. Inoltre, un simile Partito è garanzia del massimo esercizio della democrazia interna e verso le masse organizzate e guidate, perché è fondato sul centralismo democratico, o meglio sul concorso di tutti all’analisi della situazione, alla discussione e alle decisioni operative, attraverso il meccanismo della circolazione delle idee, delle proposte e della definizione delle decisioni così definito: “dai gruppi dirigenti alla base e viceversa”.
Il movimentismo promuove e spinge le masse spoliticizzate e non ideologizzate al qualunquismo, nel caso specifico pure all’astensionismo elettorale anche quando è presente nella competizione elettorale borghese il Partito Comunista Rivoluzionario marxista-leninista, ovvero l’unico Partito della classe lavoratrice. Questo è tristemente avvenuto in Campania il 13 e 14 aprile scorso, quando - presente nella campagna elettorale il PCIML nel collegio senatoriale regionale, certamente non per andare a occupare poltrone né, in modo particolare, per andare a gestire il sistema capitalistico che deve abbattere per costruire la società socialista, ma unicamente per portare la lotta di classe per il socialismo, i bisogni e le rivendicazioni quotidiani delle masse lavoratrici e popolari anche nel centro del potere nemico allo scopo di battersi pure da quella posizione per migliorare sin da subito le condizioni di vita giornaliera dei lavoratori e di tutti i cittadini, naturalmente tutto ciò all’interno della battaglia più generale di conquista del socialismo in Italia – i movimenti hanno propagandato l’astensionismo ingannando e deviando gli elettori.
Oggi il PCIML - il quale qui riafferma che il potere politico alla classe lavoratrice non si conquista con le elezioni borghesi ma solamente con la rivoluzione socialista – se fosse presente nell’aula del Senato e alla guida delle popolazioni contro le discariche e i bruciatori in Campania farebbe molto più paura allo Stato-padrone e alle sue forze repressive che la lotta dei movimenti. Comunque, vogliamo esprimere anche in questa circostanza piena solidarietà e sostegno politico e di classe alla coraggiosa lotta delle popolazioni campane che stanno conducendo contro le discariche e i bruciatori che inquinano paurosamente il territorio, mettono a rischio la salute dei cittadini e distruggono beni che potrebbero essere riutilizzati tramite la raccolta differenziata.
Cari cittadini campani, non è con l’astensionismo di principio, generalizzato e strategico, con l’inveire contro tutto e tutti, col non saper individuare il proprio vero partito politico che si possono risolvere i problemi della vita quotidiana o vincere le giuste battaglie sociali, ma ciò può avvenire solamente acquisendo una coscienza di classe, sapendo individuare il proprio partito di classe e rivoluzionario e avvicinarsi ad esso, militando e combattendo con questo tipo di partito, che nell’era presente nel nostro paese si chiama PCIML. E’ giusto astenersi solo quando il PCIML non ha avuto la possibilità economica e organizzativa di candidarsi, ma anche qui le masse lavoratrici e popolari devono impegnarsi affinchè nelle competizioni elettorali borghesi possano essere sempre presenti le liste del proprio Partito per votarle e farle votare.
Ma non è mai troppo tardi per una vera presa di coscienza da parte dei lavoratori e degli intellettuali d’avanguardia, per isolare chi è contro tutti i partiti e predica il movimentismo e l’astensionismo “sempre” come soluzione dei problemi delle masse lavoratrici e popolari, per scegliere di avvicinarsi, di militare e di combattere col PCIML per risolvere i problemi di oggi e per costruire la prospettiva del socialismo nel nostro paese.

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VIVA LA LOTTA DI CLASSE DEI LAVORATORI,
VIVA LA LOTTA PER IL SOCIALISMO, VIVA IL P.C.I.M-L.!

Napoli, 2 giugno 2008.

La segreteria del P.C.I.M-L.