STATUTO
DELL’INTERNAZIONALE COMUNISTA APPROVATO DAL II CONGRESSO
(4 agosto 1920)
Nell’anno 1864 fu fondata a Londra la prima Associazione
internazionale degli operai, la Prima Internazionale. Negli Statuti
generali di questa Associazione internazionale degli operai è
detto:
<<che l’emancipazione della classe operaia deve essere l’opera
della classe operaia stessa,
che la lotta per l’emancipazione della classe operaia non è
una lotta per privilegi di classe e monopoli, ma per stabilire eguali
diritti e doveri e per abolire ogni dominio di classe,
che la soggezione economica del lavoratore a colui che gode del monopolio
dei mezzi di lavoro, cioè delle fonti della vita, forma la base
della servitù in tutte le sue forme, la base di ogni miseria
sociale, di ogni degradazione spirituale e dipendenza politica,
che di conseguenza l’emancipazione economica della classe operaia
è il grande fine cui deve essere subordinato,come mezzo, ogni
movimento politico,
che tutti gli sforzi per raggiungere questo grande fine sono finora
falliti per la mancanza di solidarietà tra le molteplici categorie
di operai di ogni paese e per l’assenza di un’unione fraterna
tra le classi operaie dei diversi paesi,
che l’emancipazione degli operai non è un problema locale
nè nazionale, ma un problema sociale che abbraccia tutti i paesi
in cui esiste la società moderna, e la cui soluzione dipende
dalla collaborazione pratica e teorica dei paesi più progrediti,
che il presente risveglio della classe operaia nei paesi industrialmente
più progrediti d’Europa, mentre ridesta nuove speranze
ed è in pari tempo un serio ammonimento a non ricadere nei vecchi
errori, esige l’unione immediata dei movimenti ancora disuniti>>.
La Seconda Internazionale, che fu fondata nel 1889 a Parigi, si impegnò
a proseguire l’opera della Prima internazionale. Ma nel 1914,
all’inizio del massacro mondiale, subì un crollo completo.
Soffocata dall’opportunismo, disgregata dal tradimento dei dirigenti
che erano passati dalla parte della borghesia, la Seconda Internazionale
si spezzò.
La Terza Internazionale comunista, fondata nel marzo 1919 a Mosca, capitale
della Repubblica socialista federativa sovietica russa, proclama solennemente
a tutto il mondo di assumere su di sè la grande opera iniziata
dalla prima Associazione internazionale degli operai, di volerla continuare
e portare a termine.
La Terza Internazionale comunista si formò allo scoppio della
guerra imperialistica 1914-18, nella quale la borghesia imperialistica
dei vari paesi sacrificò 20 milioni di uomini.
<<Ricordati della guerra imperialistica!>> è il primo
monito con cui l’Internazionale comunista si rivolge a ciascun
lavoratore, dovunque egli viva e qualunque sia la lingua che parla.
Ricorda che grazie all’esistenza dell’ordine capitalistico
un piccolo gruppo di imperialisti ebbe la possibilità, nel corso
di quattro lunghi anni, di costringere i lavoratori dei diversi paesi
a massacrarsi reciprocamente ! Ricorda che la guerra della borghesia
provocò in Europa e nel mondo intero la più terribile
carestia e la più spaventosa miseria ! Ricorda che senza la caduta
del capitalismo il ripetersi di queste guerre di rapina non soltanto
è possibile ma è addirittura inevitabile.
L’Internazionale comunista si pone come obiettivo di lottare con
tutti i mezzi, anche con le armi alla mano, per l’abbattimento
della borghesia internazionale e la creazione di una repubblica sovietica
internazionale, stadio intermedio verso la completa soppressione dello
Stato.
L’internazionale comunista ritiene che la dittatura del proletariato
sia l’unico strumento che rende possibile liberare l’umanità
dagli orrori del capitalismo.
E l’Internazionale comunista considera il potere sovietico la
forma storicamente data di tale dittatura del proletariato.
La guerra imperialistica di rapina ha legato strettamente le sorti dei
lavoratori di un paese con le sorti dei proletari di tutti i paesi.
La guerra imperialistica ha confermato ancora una volta quanto era scritto
negli Statuti generali della Prima Internazionale: l’emancipazione
dei lavoratori non è un problema locale nè nazionale ma
internazionale.
L’Internazionale comunista rompe una volta per sempre con la tradizione
della Seconda Internazionale, per la quale in realtà esistono
soltanto uomini di pelle bianca.
L’Internazionale comunista si pone il compito di liberare i lavoratori
di tutto il mondo. Nelle file dell’Internazionale comunista si
uniscono fraternamente uomini dalla pelle bianca, gialla, bruna, i lavoratori
di tutta la terra.
L’Internazionale comunista appoggia totalmente le conquiste della
grande rivoluzione proletaria in Russia, la prima, vittoriosa rivoluzione
socialista nella storia del mondo, e chiama i proletari di tutto il
mondo ad imboccare la stessa strada. L’Internazionale comunista
si impegna ad appoggiare ogni repubblica sovietica, dovunque essa venga
formata.
L’Internazionale comunista sa che per raggiungere più rapidamente
la vittoria l’associazione dei lavoratori che lotta per l’annientamento
del capitalismo e la creazione del comunismo deve avere una organizzazione
rigorosamente centralizzata. L’Internazionale comunista deve realmente
e nei fatti rappresentare un partito comunista unitario di tutto il
mondo. I partiti che operano in ciascun paese non sono che singole sezioni
di essa. L’apparato organizzativo dell’Internazionale comunista
deve assicurare ai lavoratori di ogni paese la possibilità di
ricevere in ogni dato momento il massimo aiuto possibile dai proletari
organizzati di tutto il mondo.
A questo scopo, l’Internazionale comunista adotta il seguente
statuto :
1. La nuova associazione internazionale dei lavoratori è creata
per organizzare azioni comuni dei proletari dei vari paesi, che perseguono
quest’unico obiettivo: la caduta del capitalismo, l’istituzione
della dittatura del proletariato e di una repubblica sovietica internazionale
per la completa eliminazione delle classi e la realizzazione del socialismo,
primo gradino della società comunista.
2. La nuova associazione internazionale dei lavoratori si denomina <<Internazionale
comunista >>.
3. Tutti i partiti appartenenti all’Internazionale comunista recano
il nome di <<Partito comunista di questo o quel paese>>
(sezione dell’Internazionale comunista).
4. La massima istanza dell’Internazionale comunista è il
congresso mondiale di tutti i partiti e le organizzazioni che ad essa
fanno capo. Il congresso mondiale si riunisce regolarmente una volta
all’anno. Soltanto il congresso mondiale dell’Internazionale
comunista è autorizzato a modificarne il programma. Il congresso
mondiale delibera e decide circa le più importanti questioni
del programma e della tattica legate all’attività dell’Internazionale
comunista. Il numero dei voti deliberativi spettanti a ciascun partito
o organizzazione verrà stabilito da una particolare risoluzione
del congresso.
5. Il congresso mondiale elegge il Comitato esecutivo dell’Internazionale
comunista, che è l’organo dirigente dell’Internazionale
comunista nel periodo che intercorre tra i suoi congressi mondiali.
Il Comitato esecutivo è il solo responsabile davanti al congresso
mondiale.
6. La sede del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista
sarà di volta in volta stabilita dal congresso mondiale
7. Un congresso mondiale straordinario dell’Internazionale comunista
può essere convocato o per deliberazione del Comitato esecutivo
o su richiesta della metà dei partiti che al momento dell’ultimo
congresso mondiale facevano parte dell’Internazionale comunista.
8. Il lavoro principale del Comitato esecutivo grava sul partito del
paese in cui, per deliberazione del congresso mondiale, esso ha la sua
sede. Il partito del suddetto paese invia cinque suoi rappresentanti
con voto deliberativo al Comitato esecutivo. Inoltre i dieci partiti
comunisti più importanti, la cui lista sarà confermata
dal congresso mondiale ordinario, inviano al Comitato esecutivo un rappresentante
ciascuno con voto deliberativo. Agli altri partiti e organizzazioni
accolti nell’Internazionale comunista spetta il diritto di inviare
al Comitato esecutivo un rappresentante ciascuno, con voto consultivo.
9. Il Comitato esecutivo dirige tutto il lavoro dell’Internazionale
comunista da un congresso all’altro, pubblica in almeno quattro
lingue l’organo centrale dell’Internazionale comunista (la
rivista Kommunistiche Internationale), lancia gli appelli necessari
in nome dell’Internazionale comunista e fornisce direttive vincolanti
per tutti i partiti e le organizzazioni ad essa appartenenti. Il Comitato
esecutivo dell’Internazionale comunista ha il diritto di esigere
dai partiti che vi appartengono l’espulsione di gruppi o persone
che violano la disciplina internazionale, e parimenti di espellere dall’Internazionale
comunista quei partiti che infrangono le deliberazioni del congresso
mondiale. Questi partiti hanno il diritto di interporre appello presso
il congresso mondiale. In caso di necessità, il Comitato esecutivo
organizza nei vari paesi, propri uffici ausiliari tecnici o di altro
genere, che gli sono interamente subordinati. I rappresentanti del Comitato
esecutivo assolvono ai loro compiti politici in strettissimo contatto
con la direzione del partito del paese in questione.
10. Il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista ha il
diritto di cooptare rappresentanti con voto consultivo di quelle organizzazioni
e di quei partiti che pur non appartenendo all’Internazionale
comunista simpatizzano con essa e le sono vicini.
11. Gli organi di stampa di tutti i partiti e di tutte le organizzazioni
che appartengono all’Internazionale comunista e che ne sono simpatizzanti
hanno il dovere di pubblicare tutte le risoluzioni ufficiali dell’Internazionale
comunista e del suo Comitato esecutivo.
12. Di regola, i rapporti politici tra i singoli partiti aderenti all’Internazionale
comunista avvengono tramite il Comitato esecutivo dell’Internazionale
comunista. Nei casi urgenti, tali rapporti saranno diretti ma contemporaneamente
ne verrà data comunicazione al Comitato esecutivo dell’Internazionale
comunista.
13. I sindacati che hanno una piattaforma comunista e che sul piano
internazionale sono uniti sotto la guida dell’Internazionale comunista,
formano una sezione sindacale dell’Internazione comunista. Questi
sindacati delegano propri rappresentanti ai congressi mondiali dell’Internazionale
comunista attraverso i partiti comunisti dei rispettivi paesi. La sezione
sindacale dell’Internazionale comunista invia al Comitato esecutivo
un proprio rappresentante con voto deliberativo. Il Comitato esecutivo
dell’Internazionale comunista ha il diritto di inviare un proprio
rappresentante con voto deliberativo alla sezione sindacale dell’Internazionale
comunista.
14. L’Internazionale giovanile comunista, in quanto membro dell’Internazionale
comunista, è subordinata come tutti gli altri membri ad essa
e al suo Comitato esecutivo. Nel Comitato esecutivo dell’Internazionale
comunista verrà delegato con voto deliberativo un rappresentante
del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.
Il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista ha il diritto
di inviare propri rappresentanti con voto deliberativo nel Comitato
esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.
15. Il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista stabilisce
di nominare un segretario internazionale del movimento comunista femminile
e organizza la sezione femminile dell’Internazionale comunista.
16. Dovendosi trasferire da un paese all’altro, ciascun membro
dell’Internazionale comunista riceverà il fraterno appoggio
dei membri locali della Terza Internazionale.
Tesi sulle condizioni per la creazione dei consigli
operai
(5 agosto 1920)
1. I consigli dei deputati operai (soviet) sorsero per la prima volta
in Russia nell’anno 1905, all’epoca in cui il movimento
rivoluzionario degli operai russi conobbe una straordinaria crescita.
Il soviet di Pietroburgo fin dal 1905 fece inconsapevolmente i primi
passi verso la conquista del potere. Il soviet di Pietroburgo a quel
tempo era forte soltanto in quanto aveva determinate prospettive di
conquista del potere. Ma non appena la controrivoluzione zarista si
rafforzò e il movimento operaio cominciò invece a decrescere,
il soviet dopo un’agonia di breve durata cessò semplicemente
di esistere.
2. Quando nell’anno 1916, agli inizi di una nuova, ampia ascesa
rivoluzionaria in Russia, nacque l’idea di organizzare immediatamente
i consigli operai, il partito bolscevico ammonì gli operai a
non voler creare subito i soviet, richiamando la loro attenzione sul
fatto che la costituzione dei consigli operai è opportuna soltanto
dall’istante in cui la rivoluzione è già cominciata
e all’ordine del giorno vi è la lotta diretta per la conquista
del potere.
3. All’inizio della rivoluzione del 1917, i soviet dei deputati
operai in Russia si trasformarono subito in soviet dei deputati operai
e soldati, attrassero sotto la loro influenza vaste masse popolari ed
acquistarono immediatamente un’enorme autorità, perchè
il potere reale era dalla loro parte e nelle loro mani. Ma allorchè
la borghesia liberale si fu ripresa dalla sorpresa dei primi colpi rivoluzionari,
e allorchè i socialtraditori, i socialrivoluzionari e i menscevichi
aiutarono la borghesia russa a prendere in mano il potere, l’importanza
dei soviet cominciò a diminuire. Soltanto dopo gli avvenimenti
del luglio 1917 e dopo il fallimento della campagna controrivoluzionaria
di Kornilov, quando più ampie masse popolari si misero in movimento
e quando il crollo del governo controrivoluzionario borghese e disposto
al compromesso apparve evidente, i soviet operai ricominciarono a rafforzarsi
e ben presto acquistarono nel paese un’importanza decisiva.
4. La storia delle rivoluzioni tedesca e austriaca dimostra la stessa
cosa. Quando ampie masse operaie si sollevarono, quando l’ondata
rivoluzionaria crebbe fino a sommergere le roccheforti delle monarchie
Asburgo e Hohenzollern, in Germania e in Austria sorsero come per forza
spontanea consigli di operai e di soldati. In un primo tempo il potere
reale fu dalla loro parte e i consigli erano in procinto di diventare
una forza effettiva. Ma allorchè, per un seguito di circostanze
storiche, il potere passo alla borghesia e ai socialdemocratici controrivoluzionari,
i consigli cominciarono ben presto a declinare e infine si disgregarono.
Durante il breve periodo del fallito putsch controrivoluzionario di
Kapp-Luttwitz, per qualche tempo parve che i consigli in Germania riprendessero
vigore. Ma quando la lotta terminò ancora una volta con una vittoria
della borghesia e dei socialtraditori, questi consigli che avevano ricominciato
a rialzare la testa si spensero.
5. I fatti citati dimostrano che per creare i soviet sono indispensabili
determinate condizioni. E’ possibile organizzare consigli di operai
e trasformarli in consigli di deputati operai e soldati soltanto a queste
tre condizioni :
a) che vi sia una sollevazione rivoluzionaria di massa
tra vastissimi strati di operai ed operaie, di soldati e di popolazione
attiva in generale;
b) che la crisi economica e politica si acuisca a tal punto che il potere
cominci a sfuggire dalle mani del governo esistente;
c) che sia maturata tra le file di sostanziosi strati di operai e soprattutto
del partito comunista la seria volontà di iniziare una lotta
decisiva, sistematica e pianificata per il potere.
6. Se queste condizioni mancano, i comunisti possono
e debbono propagandare in modo sistematico e tenace l’idea dei
soviet, popolarizzarla tra le masse, dimostrare ai più vasti
strati della popolazione che i soviet sono l’unica forma adeguata
di Stato nel periodo di trapasso verso il comunismo completo. Ma l’organizzazione
diretta dei soviet non è possibile se non sono date le condizioni
succitate.
7. Il tentativo dei socialtraditori in Germania di introdurre i soviet
in un generale sistema costituzionale democratico-borghese appare oggettivamente
un tradimento verso la causa operaia e concorre a sviare gli operai
stessi. Infatti i veri e propri soviet sono possibili soltanto come
forma di organizzazione statale che dissolve la democrazia borghese,
la distrugge e la sostituisce con la dittatura operaia.
8. La propaganda dell’ala destra degli << indipendenti >>
(Hilferding, Kautshy ed altri), mirante a dimostrare la conciliabilità
del <<sistema sovietico>> con un’assemblea nazionale
borghese, equivale a una totale incomprensione delle leggi di sviluppo
della rivoluzione proletaria o alla consapevole volontà di sviare
la classe operaia. I soviet significano dittatura del proletariato.
L’assemblea nazionale significa dittatura della borghesia. E’
impossibile unire e conciliare la dittatura degli operai e la dittatura
della borghesia.
9. La propaganda di singoli rappresentanti di sinistra dell’USPD
(Partito socialdemocratico tedesco indipendente), i quali propongono
agli operai un elucubrato e arido piano per un <<sistema di consigli>>
senza alcun legame con il corso reale della guerra civile, è
un’azione pedantesca che distoglie gli operai dai compiti quotidiani
della lotta reale per il potere.
10. I tentativi di singoli gruppi comunisti in Francia, in Italia, in
America e in Gran Bretagna di creare soviet che non accolgono ampie
masse operaie e perciò non possono scendere direttamente in campo
per la conquista del potere, non fanno che danneggiare il lavoro preparatorio
per una rivoluzione sovietica. Questi <<soviet>> artificiosi
e forzati nel migliore dei casi si trasformano in piccole associazioni
propagandistiche in favore del potere sovietico; nel peggiore dei casi,
tuttavia, questi <<soviet>> sconsiderati possono soltanto
compromettere l’idea del potere sovietico agli occhi di ampi strati
popolari.
11. Una situazione particolare si è sviluppata in Germania e
in Austria, dove la classe operaia è riuscita a consolidare consigli
operai che abbracciano la grande massa degli operai. Qui la situazione
ricorda quella del periodo febbraio-ottobre 1917 in Russia. I consigli
operai in Germania e in Austria rappresentano quindi un fattore politico
di primo piano e costituiscono il germe del nuovo potere.
E’ pertanto ovvio che, quando la situazione è tale, i comunisti
debbono partecipare ai consigli operai e aiutare i consigli operai a
penetrare in tutta la vita sociale, economica e politica del paese;
è ovvio che debbono costituire propri gruppi entro i consigli
operai e appoggiarne in ogni modo lo sviluppo.
12. Senza rivoluzione i soviet non sono possibili. Senza la rivoluzione
proletaria i soviet si trasformano inevitabilmente in una parodia di
soviet. I veri soviet di massa appaiono come la forma storicamente data
della dittatura del proletariato. Tutti i sinceri, reali sostenitori
del potere sovietico debbono utilizzare in modo serio l’idea sovietica,
propagandarla di continuo tra le masse; ma possono procedere a realizzare
direttamente i soviet soltanto se esistono le condizioni preliminari
suaccennate.
Tesi sulle condizioni d’ammissione all’Internazionale comunista
(6 agosto 1920)
Il primo congresso dell’Internazionale comunista non ha posto
condizioni precise per l’ingresso nella Terza Internazionale.
Fino al momento della convocazione del I Congresso nella maggioranza
dei paesi esistevano soltanto tendenze e gruppi comunisti.
In condizioni del tutto diverse si riunisce ora il II Congresso dell’Internazionale
comunista. Attualmente, nella maggioranza dei paesi esistono non soltanto
correnti e tendenze comuniste ma partiti e organizzazioni comuniste.
All’Internazionale comunista si volgono spesso partiti e gruppi
che ancora poco tempo fa appartenevano alla Seconda Internazionale e
che ora vogliono entrare nella Terza, ma che di fatto non sono diventati
comunisti. La Seconda Internazionale è definitivamente disgregata.
I partiti intermedi e i gruppi del <<centro>>, che comprendono
la totale mancanza di prospettive della Seconda Internazionale, cercano
ora di appoggiarsi all’Internazionale comunista, sempre più
vigorosa.
Sperano tuttavia di conservare una certa <<autonomia>> che
assicuri loro la possibilità di continuare nella loro politica
opportunistica o <<centrista>>. L’Internazionale comunista
in un certo senso è diventata di moda.
La richiesta di alcuni gruppi dirigenti del <<centro>> di
entrare nella Terza Internazionale è una conferma indiretta del
fatto che l’Internazionale comunista ha conquistato le simpatie
della stragrande maggioranza dei lavoratori aventi coscienza di classe
e che di giorno in giorno essa diviene una forza crescente.
L’Internazionale comunista è minacciata dal periodo di
essere indebolita da elementi oscillanti e caratterizzati dall’incertezza,
che non hanno ancora abbandonato in modo definitivo l’ideologia
della Seconda Internazionale.
Inoltre in alcuni grandi partiti (in Italia, Svezia, Norvegia, Jugoslavia,
ecc.), la cui maggioranza è ormai sulla piattaforma comunista,
permane ancor oggi una consistente ala riformista e socialpacifista,
che aspetta soltanto il momento di rialzare la testa, per dare l’avvio
ad un sabotaggio attivo della rivoluzione proletaria e aiutare così
la borghesia e la Seconda Internazionale.
Nessun comunista può dimenticare gli insegnamenti della repubblica
ungherese dei soviet. La fusione dei comunisti ungheresi con i cosiddetti
socialdemocratici <<di sinistra>> è costata cara
al proletariato ungherese.
Di conseguenza, il II Congresso dell’Internazionale comunista
ritiene necessario stabilire con la massima precisione le condizioni
per l’accettazione di nuovi partiti, e richiamare quei partiti
che sono stati accolti nell’Internazionale comunista ai doveri
che hanno di fronte.
Il II congresso dell’Internazionale comunista stabilisce le seguenti
condizioni per l’appartenenza all’Internazionale comunista:
1. Tutta la propaganda e l’agitazione debbono
avere un’impronta effettivamente comunista e corrispondere al
programma e alle risoluzioni dell’Internazionale comunista. Tutti
gli organi di stampa del partito debbono essere diretti da comunisti
di provata fede che abbiano dimostrato la loro dedizione alla causa
del proletariato. Non si può parlare della dittatura del proletariato
semplicemente come di una formula corrente imparata a memoria; essa
deve essere propagandata in modo tale da apparire necessaria ad ogni
semplice lavoratore, lavoratrice, soldato e contadino in base ai dati
della vita quotidiana, dati che la nostra stampa deve osservare sistematicamente
e utilizzare giorno per giorno.
La stampa periodica e non periodica e tutte le pubblicazioni di partito
debbono essere completamente subordinate alla direzione del partito,
indipendentemente dal fatto che esso nella sua totalità sia nel
momento dato legale o clandestino. Non è tollerabile che le edizioni
abusino della loro autonomia e conducano una politica che non corrisponde
interamente a quella del partito.
Nelle colonne della stampa, nelle assemblee popolari, nei sindacati,
nelle cooperative di consumo, dovunque gli aderenti alla Terza Internazionale
ottengano accesso, è necessario bollare a fuoco, in modo sistematico
e implacabile, non soltanto la borghesia ma anche i suoi complici, i
riformisti di qualunque sfumatura.
2. Ogni organizzazione che voglia aderire alla Internazionale comunista
deve estromettere, in modo metodico e pianificato, da tutti i posti
di maggiore o minore responsabilità del movimento operaio (organizzazioni
di partito, redazione di giornali, sindacati, gruppi parlamentari, cooperative,
amministrazioni comunali) gli elementi riformisti e centristi, sostituendoli
con comunisti fidati, senza preoccuparsi del fatto che, soprattutto
agli inizi, al posto di opportunisti <<esperti>> subentrino
semplici lavoratori della massa.
3. In quasi tutti i paesi d’Europa e d’America la lotta
di classe sta entrando nella fase della guerra civile. In tali condizioni,
i comunisti non debbono fidarsi in alcun modo della legalità
borghese. Essi sono tenuti a creare dovunque un apparato organizzativo
che al momento decisivo aiuterà il partito a compiere il suo
dovere verso la rivoluzione. In tutti i paesi in cui i comunisti a causa
dello stato d’assedio e delle leggi eccezionali non hanno la possibilità
di compiere legalmente tutto il loro lavoro, è assolutamente
necessario combinare l’attività legale con quella clandestina.
4. Il dovere di diffondere le idee comuniste implica un impegno particolare
per una propaganda condotta in modo martellante e sistematico nell’esercito.
Là dove questo tipo di agitazione è impedito dalle leggi
eccezionali, bisogna condurla clandestinamente. Rinunziare a questo
lavoro, significherebbe tradire il dovere rivoluzionario e sarebbe incompatibile
con l’appartenenza alla Terza Internazionale.
5. E’ necessaria un’agitazione sistematica e pianificata
nelle campagne. La classe operaia non può vincere se non ha dietro
di sè i proletari delle campagne e almeno una parte dei contadini
poverissimi e se non si è garantita la neutralità di una
parte delle restanti popolazioni rurali con la propria politica. L’attività
comunista nelle campagne acquista al momento presente un’importanza
preminente. Deve essere condotta di preferenza con l’aiuto degli
operai rivoluzionati comunisti, della città e della campagna,
legati alla campagna stessa. Rinunciare a questo lavoro, ovvero affidarlo
a elementi non fidati, semiriformisti, equivale a rinunziare alla rivoluzione
proletaria.
6. Ogni partito che desideri appartenere alla Terza Internazionale è
tenuto a smascherare non soltanto il socialpatriottismo aperto ma anche
la disonestà e l’ipocrisia del socialpacifismo: a dimostrare
sistematicamente agli operai che senza l’abbattimento rivoluzionario
del capitalismo nessun tribunale arbitrale internazionale, nessun accordo
sulla limitazione degli armamenti, nessun rinnovamento <<democratico>>
della Società delle Nazioni saranno in grado di prevenire nuove
guerre imperialistiche.
7. I partiti che desiderano appartenere all’Internazionale comunista
sono tenuti ad approvare la rottura totale con il riformismo e la politica
del <<centro>> ed a propagandare questa rottura tra i più
vasti strati dei loro membri. Senza di questo, è impossibile
una coerente politica comunista.
L’internazionale comunista chiede in modo incondizionato e assoluto
che questa rottura avvenga nel più breve tempo. L’internazionale
comunista non può ammettere che opportunisti notori, i quali
sono attualmente rappresentati da Turati, Kautsky, Hilferding, Hillquit,
Longuet, MacDonald, Modigliani e altri, possono avere il diritto di
passare per membri della Terza Internazionale. Ciò potrebbe avere
come unica conseguenza che la Terza Internazionale diventi in larga
misura simile alla Seconda Internazionale ormai affossata.
8. Sul problema delle colonie e delle nazioni oppresse, è necessaria
una posizione particolarmente marcata e chiara dei partiti di quei paesi
la cui borghesia è in possesso di colonie ed opprime altre nazioni.
Qualsiasi partito che desideri appartenere alla Terza Internazionale
è tenuto a smascherare gli intrighi dei <<suoi>>
imperialisti, ad appoggiare non soltanto a parole ma nei fatti ogni
movimento di liberazione nelle colonie, a esigere la cacciata dalle
colonie dei propri imperialisti, a inculcare negli animi degli operai
del proprio paese un sentimento davvero fraterno verso le popolazioni
lavoratrici delle colonie e verso le nazioni oppresse ed a condurre
in seno alle truppe del proprio paese un’agitazione sistematica
contro qualsiasi oppressione dei popoli coloniali.
9. Ogni partito che desideri appartenere all’Internazionale comunista
deve svolgere in modo sistematico e tenace un’attività
comunista in seno ai sindacati, ai consigli operai e di fabbrica, alle
cooperative di consumo e ad altre organizzazioni di massa degli operai.
All’interno di queste organizzazioni è necessario organizzare
cellule comuniste che, con lavoro costante e tenace, guadagnino i sindacati,
ecc. alla causa del comunismo. Nel loro lavoro quotidiano, le cellule
sono tenute a smascherare il tradimento dei socialdemocratici e l’incostanza
del <<centro>>. Le cellule comuniste debbono essere interamente
subordinate all’insieme del partito.
10. Ogni partito appartenente all’Internazionale comunista è
tenuto a condurre una lotta implacabile contro l’<<Internazionale>>
di Amsterdam delle associazioni sindacali gialle. Esso deve propagandare
vigorosamente tra gli operai organizzati sindacalmente la necessità
di rompere con l’Internazionale gialla di Amsterdam. Deve inoltre
appoggiare con tutti i mezzi la nascente Federazione Internazionale
dei sindacati rossi, che aderiscono all’ Internazionale comunista.
11. I partiti che vogliono appartenere alla Terza Internazionale sono
tenuti a sottoporre a revisione i membri dei gruppi parlamentari, ad
estromettere da questi gruppi tutti gli elementi non fidati, a subordinare
i gruppi non soltanto a parole ma nei fatti alle direzioni dei partiti,
esigendo che ciascun parlamentare subordini tutta la sua attività
agli interessi di una propaganda e di una agitazione realmente rivoluzionarie.
12. I partiti appartenenti all’Internazionale comunista debbono
essere strutturati in base al principio del centralismo democratico.
Nella fase attuale di guerra civile acutizzata, il partito comunista
sarà in grado di compiere il proprio dovere soltanto se sarà
organizzato il più possibile centralisticamente, se in esso dominerà
una disciplina ferrea e se la direzione del partito, sostenuta dalla
fiducia di tutti i membri, godrà di tutto il potere, di tutta
l’autorità e delle più ampie facoltà
13. I partiti comunisti dei paesi nei quali i comunisti debbono operare
clandestinamente quando si rende necessario debbono effettuare le opportune
epurazioni di membri della loro organizzazione, questo per epurare il
partito sistematicamente dagli elementi piccolo-borghesi che vi si sono
insinuati.
14. Ogni partito che desideri appartenere all’Internazionale comunista
è tenuto a sostenere senza riserve ogni repubblica sovietica
nella lotta contro le forze controrivoluzionarie. I partiti comunisti
debbono condurre un’aperta azione di propaganda per impedire il
trasporto di armamenti ai nemici delle repubbliche sovietiche; debbono
inoltre fare propaganda con tutti i mezzi, in modo legale o clandestino,
tra le truppe inviate a soffocare le repubbliche operaie.
15. I partiti che fino ad oggi hanno ancora conservato i loro vecchi
programmi socialdemocratici sono tenuti a modificare nel più
breve tempo possibile tali programmi e, conformemente alla situazione
particolare del proprio paese, ad elaborare un nuovo programma comunista
coerente con le risoluzioni dell’Internazionale comunista. Di
regola, il programma di ogni partito aderente all’Internazionale
comunista deve essere approvato dal congresso ordinario o dal Comitato
esecutivo di quest’ultima. Qualora il programma di un partito
non sia stato approvato dal Comitato esecutivo, il suddetto partito
ha il diritto di appellarsi al congresso dell’Internazionale comunista.
16. Tutte le risoluzioni dei congressi dell’Internazionale comunista,
come pure le risoluzioni del suo Comitato esecutivo, sono vincolanti
per tutti i partiti appartenenti all’Internazionale stessa. L’internazionale
comunista, quando opera in condizioni di durissima guerra civile, deve
essere strutturata in modo assai più centralizzato di quanto
non fosse la Seconda Internazionale. Naturalmente, sia l’Internazionale
comunista sia il suo Comitato esecutivo nella loro attività complessiva
debbono tener conto delle differenti condizioni in cui debbono lottare
ed operare i singoli partiti, e prendere decisioni di validità
universale soltanto per i problemi per i quali è possibile farlo.
17. Di conseguenza, tutti i partiti che vogliono appartenere all’Internazionale
comunista debbono modificare la propria denominazione. Ogni partito
che voglia appartenere all’Internazionale comunista deve avere
il nome di Partito comunista di questo o quel paese (sezione della Terza
Internazionale comunista). Il problema della denominazione non è
soltanto un problema formale ma in larga misura politico e di grande
importanza. L’Internazionale comunista ha dichiarato guerra a
tutto il mondo borghese e a tutti i partiti socialdemocratici gialli.
E’ necessario che ogni semplice lavoratore abbia ben chiara la
differenza tra i partiti comunisti ed i vecchi partiti ufficiali <<socialdemocratici>>
e <<socialisti>>, che hanno tradito la bandiera della classe
operaia.
18. Tutti gli organi dirigenti della stampa dei partiti di tutti i paesi
sono tenuti a pubblicare tutti i documenti ufficiali importanti dell’Esecutivo
dell’Internazionale comunista.
19. Tutti i partiti che appartengono all’Internazionale comunista
o hanno fatto richiesta per entrarvi sono tenuti a convocare il più
presto possibile, e al più tardi entro quattro mesi dopo il II
Congresso dell’Internazionale comunista, un congresso straordinario
per esaminare tutte queste condizioni. Le direzioni debbono quindi curare
che tutte le organizzazioni locali siano a conoscenza delle risoluzioni
del II Congresso dell’Internazionale comunista.
20. I partiti che intendono entrare ora nella Terza Internazionale ma
che non hanno mutato radicalmente la propria tattica debbono provvedere,
prima del loro ingresso nell’Internazionale comunista, affinchè
non meno di due terzi dei membri del loro Comitato centrale e di tutte
le più importanti istituzioni centrali siano composti di compagni
che, prima ancora del II Congresso dell’Internazionale comunista,
si sono inequivocabilmente e pubblicamente pronunziati in favore dell’ingresso
del partito nell’Internazionale comunista. Le eccezioni sono consentite
dietro approvazione del Comitato esecutivo della Terza Internazionale.
L’Esecutivo dell’Internazionale comunista ha il diritto
di fare eccezioni anche per i rappresentanti della corrente centrista
indicati al paragrafo 7.
21. Tutti i membri del partito che respingono fondamentalmente le condizioni
e le norme poste dall’Internazionale comunista debbono essere
espulsi dal partito stesso.
Lo stesso vale naturalmente per i delegati al congresso straordinario.
Tesi sull’Internazionale comunista e l’Internazionale
dei sindacati rossi
(Sulla lotta contro l’Internazionale sindacale gialla di Amsterdam).
[Con qualche marginale adattamento.]
(12 giugno 1921)
I
La borghesia tiene la classe operaia in stato di schiavitù
non soltanto con l’aiuto della pura forza ma anche grazie ad un
inganno quanto mai raffinato. La scuola, la Chiesa, il parlamento, l’arte,
la letteratura, la stampa quotidiana: tutto ciò nelle mani della
borghesia costituisce un mezzo potente per ingannare le masse operaie,
per insinuare nel proletariato le idee della borghesia.
Tra le idee borghesi che le classi dominanti sono riuscite a iniettare
nelle masse operaie vi sono anche quella della neutralità dei
sindacati, quella della loro apoliticità, quella della loro apartiticità.
Negli ultimi decenni della storia più recente, e in particolare
dopo la fine della guerra imperialistica, in tutta l’Europa e
in America i sindacati sono le più vaste organizzazioni del proletariato,
e in alcuni paesi esse abbracciano praticamente l’intera classe
operaia. La borghesia è perfettamente consapevole che il futuro
immediato del sistema capitalistico dipende dalla misura in cui i sindacati
saranno in grado di liberarsi dalle influenze borghesi. Ciò spiega
gli sforzi convulsi di tutta la borghesia mondiale e dei suoi aiutanti,
i socialdemocratici, per mantenere a qualunque costo i sindacati nell’ambito
delle idee socialdemocratico-borghesi.
La borghesia non può sollecitare apertamente i sindacati ad appoggiare
i partiti borghesi. Perciò li sollecita a non appoggiare nessun
partito; ma in realtà intende impedire che i sindacati appoggino
il partito del comunismo.
La proclamazione della neutralità o apoliticità da parte
dei sindacati ha un lungo passato dietro di sè.
[Questa idea borghese è stata inculcata per anni nei sindacati
inglesi, tedeschi e americani].
Ma in realtà i sindacati non furono mai neutrali,
nè avrebbero potuto esserlo neppure con la migliore buona volontà.
La neutralità dei sindacati non è soltanto dannosa per
la classe operaia; in realtà non è neppure realizzabile.
Nella lotta tra il lavoro e il capitale, nessuna organizzazione di massa
degli operai può rimanere neutrale. Perciò neppure i sindacati
nel loro rapporto con i partiti borghesi e il partito del proletariato
possono rimanere neutrali. I capi della borghesia ne sono perfettamente
consapevoli.
Ma, come per la borghesia è assolutamente necessario che le masse
credano alla vita dell’aldilà, parimenti è necessario
che credano alla possibilità che i sindacati possano rimanere
neutrali ed apolitici rispetto al partito operaio dei comunisti.
La borghesia, per poter dominare ed estorcere il plusvalore agli operai,
ha bisogno non soltanto dei preti, dei poliziotti, dei generali, delle
spie della polizia, ma anche dei burocrati sindacali, i <<dirigenti
operai>> che predicano ai sindacati la neutralità e il
rifiuto di partecipare alla lotta politica.
Già prima della guerra imperialistica i proletari più
avanzati d’Europa e d’America avevano compreso sempre più
chiaramente quanto fosse falsa l’idea della neutralità:
Man mano che i contrasti di classe si inasprivano questa falsità
diventava sempre più palese. Quando ebbe inizio il massacro imperialistico,
i vecchi dirigenti sindacali furono costretti a lasciar cadere la maschera
della neutralità e passare apertamente dalla parte della <<loro>>
borghesia.
Durante la guerra imperialistica, quei socialdemocratici e sindacalisti
che per anni avevano predicato ai sindacati il rifiuto di prendere parte
alla politica, misero di fatto i sindacati al servizio della più
infame e sanguinaria politica dei partiti borghesi; gli alfieri della
<<neutralità>> dei sindacati di ieri, oggi si presentano
apertamente come agenti di determinati partiti politici: ma non dei
partiti della classe operaia, bensì della borghesia.
Dopo la fine della guerra imperialistica, gli stessi dirigenti democratici
e sindacalisti cercano ancora di presentare la maschera della apoliticità
e della neutralità dei sindacati. Terminato il periodo di emergenza
della guerra, questi agenti della borghesia cercano di adattarsi alle
nuove circostanze, e vogliono distogliere gli operai dalla via della
rivoluzione e indirizzarli invece per la via vantaggiosa soltanto per
la borghesia.
L’economia e la politica sono sempre legate insieme da fili indistruttibili.
Questo legame è particolarmente forte in epoche quali quella
odierna.
[Un atto <<politico>>, quale ad esempio
l’occupazione francese della Ruhr, non potrebbe non interessare
anche i sindacati. Al contrario, uno sciopero <<economico>>
come quello dei minatori inglesi non può non mobilitare il partito].
In un’epoca in cui la lotta contro la miseria
e il bisogno si impone a molti milioni di disoccupati, in cui deve essere
posta in modo pratico la questione di requisire alloggi della borghesia
per diminuire il bisogno di abitazioni del proletariato, in cui masse
sempre più ampie di operai sono costretti dalla situazione stessa
ad occuparsi del problema della difesa del proletariato, in cui gli
operai organizzano ora in un paese ora in un altro l’occupazione
di fabbriche e installazioni industriali, in un’epoca come questa,
l’affermazione che i sindacati non debbono intromettersi nella
lotta politica ma debbono restare neutrali rispetto a tutti i partiti,
in pratica equivale ad entrare al servizio della borghesia.
Nonostante la vastissima gamma di partiti politici in Europa e in America,
in sostanza questi partiti possono essere suddivisi in tre gruppi:
a) partiti della borghesia,
b) partiti della piccola borghesia ( principalmente i socialdemocratici
),
c) partiti del proletariato.
Quei sindacati che si proclamano apolitici e neutrali rispetto a questi
tre gruppi di partiti, in realtà appoggiano i partiti della piccola
borghesia e della borghesia.
II
La Federazione sindacale internazionale di Amsterdam è quella
organizzazione in cui si sono incontrate e si sono tese la mano la Seconda
Internazionale e la Internazionale due e mezzo.
Tutta la borghesia internazionale guarda con grande fiducia a tale organizzazione.
Il concetto base della Federazione sindacale internazionale di Amsterdam
è quello della neutralità dei sindacati. Non è
un caso che la borghesia e i suoi lacchè, i socialdemocratici
e i sindacalisti di destra, intendessero raccogliere sotto la bandiera
della neutralità le più ampie masse operaie dell’Europa
occidentale e dell’America.
Mentre la Seconda Internazionale politica, passata apertamente dalla
parte della borghesia, si è del tutto sfasciata, la Federazione
sindacale internazionale di Amsterdam, che ancora una volta si ammanta
dell’idea di neutralità, ha ancora un certo successo.
[Sotto la bandiera della neutralità la FSI soffoca lo sciopero
dei minatori inglesi, ribassa i salari e permette la rapina imperialista
ai danni degli operai tedeschi. Spesso i leader della FSI fanno parte
di governi borghesi].
La federazione sindacale internazionale di Amsterdam
è attualmente il principale alleato del capitale internazionale.
Chi non abbia compreso fino in fondo la necessità di lottare
contro la falsa concezione dell’apoliticità e della neutralità
dei sindacati, non può lottare con successo contro questa rocca
del capitalismo. Al fine di elaborare efficaci metodi di lotta contro
l’Internazionale di Amsterdam, è necessario soprattutto
fissare in modo chiaro e preciso i rapporti reciproci tra il partito
e i sindacati di ciascun paese.
III
Il partito comunista è l’avanguardia del proletariato,
quell’avanguardia che ha individuato con chiarezza le vie e i
metodi per liberare il proletariato dal giogo capitalistico e ha quindi
assunto consapevolmente il programma comunista.
I sindacati sono invece un’organizzazione di massa del proletariato,
il cui sviluppo mira a farne un’organizzazione comprendente tutti
gli operai di un dato ramo produttivo; essa raccoglie non soltanto i
comunisti consapevoli ma anche gli strati medi e perfino quelli più
arretrati del proletariato, i quali soltanto attraverso l’esperienza
della vita si accostano al comunismo. Il ruolo dei sindacati nel periodo
che precede le lotte del proletariato per la conquista dl potere, nel
periodo di queste lotte e in quello successivo alla conquista del potere
è quanto mai diverso; ma sia prima, sia durante, sia dopo la
conquista del potere, i sindacati sono un’organizzazione più
generale e vasta, che raccoglie masse più ampie che non il partito:
in rapporto al partito debbono dunque ricoprire in un cero senso il
ruolo di organizzazioni periferiche rispetto al centro.
[Prima della conquista del potere, organizzano gli
operai prevalentemente sul terreno economico. Durante la rivoluzione
assumono i primi compiti dell’organizzazione della produzione
socialista. Dopo l’affermazione della dittatura proletaria, si
dedicano all’edificazione del socialismo e divengono una scuola
attiva di comunismo].
Nel corso di queste tre fasi della lotta, i sindacati
debbono sostenere l’avanguardia, cioè il partito comunista,
il quale guida la lotta del proletariato in tutte le varie tappe. Per
raggiungere questo obiettivo, i comunisti e i loro simpatizzanti nell’ambito
dei sindacati debbono organizzare cellule comuniste, che sono del tutto
subordinate al partito nel suo complesso.
[La tattica del II Congresso, mirante a costituire
gruppi comunisti all’interno di ogni sindacato, ha dato notevoli
risultati in Francia, in Inghilterra, in Italia e deve essere proseguita].
E’ compito dei comunisti spiegare ai proletari,
quando e nei paesi in cui non è possibile costituire e far nascere
un sindacato rivoluzionario, che la salvezza non consiste nell’abbandonare
i sindacati borghesi e restare privi di organizzazione, ma nel rivoluzionare
tali sindacati, nell’eliminare in essi lo spirito riformistico
e nell’espellere i dirigenti riformisti e traditori, trasformando
così questi sindacati in una solida base per il proletariato
rivoluzionario.
IV
Nell’immediato futuro il compito principale di tutti i comunisti
consiste in un lavoro costante, attivo ed ostinato al fine di conquistare
la maggioranza degli operai in tutti i sindacati borghesi, nel non lasciarsi
scoraggiare in alcun modo dallo spirito reazionario che regna attualmente
nei sindacati; al contrario, essi debbono cercare, partecipando con
la massima energia a tutte le lotte quotidiane, di guadagnare i sindacati
alla causa del comunismo nonostante tutte le resistenze.
La forza di ogni partito comunista si misura soprattutto dalla influenza
reale che esso esercita sulle masse operaie entro i sindacati. Il partito
deve saper esercitare un’influenza decisiva sui sindacati, senza
però pretendere di tenerli strettamente sotto tutela. Soltanto
le cellule comuniste dei sindacati sono subordinate al partito, non
già i sindacati in quanto tali. Soltanto attraverso l’opera
costante, generosa e intelligente delle cellule comuniste nei sindacati,
il partito può e deve far maturare una situazione tale che i
sindacati stessi nella loro totalità accettino con gioia e prontezza
i suggerimenti del partito.
Queste considerazioni tendono a fissare i rapporti reciproci che debbono
instaurarsi tra l’Internazionale comunista da un lato e l’Internazionale
sindacale rossa dall’altro.
L’internazionale comunista non ha soltanto il compito di guidare
la lotta politica del proletariato in senso ristretto, ma tutta la sua
lotta di liberazione, qualunque sia la forma che essa assume. L’Internazionale
comunista non può limitarsi ad essere la somma aritmetica delle
direzioni dei partiti comunisti dei vari paesi. L’Internazionale
comunista deve ispirare e coordinare l’azione e le lotte di tutte
le organizzazioni proletarie, tanto di quelle puramente politiche quanto
di quelle sindacali e cooperative, delle associazioni di soviet e di
quelle culturali.
[L’ISR non può assolutamente accettare
il principio della neutralità. D’altra parte il suo programma
viene difeso soltanto dai comunisti, per cui si stabilirà di
fatto fra IC e ISR la più stretta collaborazione.
I pregiudizi dei sindacalisti rivoluzionari sull’indipendenza
dei sindacati devono essere superati].
Per risparmiare le forze e per meglio concentrare le
lotte, la situazione ideale è la creazione di un’Internazionale
unitaria, che riunisca nelle sue file tanto i partiti politici quanto
le altre forme di organizzazioni operaie. E’ indubbio che il futuro
appartiene a questo tipo di organizzazione.
Tuttavia nell’attuale periodo di trapasso, data l’attuale
molteplicità e varietà dei sindacati, è assolutamente
indispensabile creare un’associazione internazionale autonoma
dei sindacati rossi, che nelle linee generali accettino la piattaforma
dell’Internazionale comunista, ma che accettino i loro membri
con maggior libertà di quanto non faccia l’Internazionale
comunista.
L’Internazionale sindacale rossa, da organizzare su queste basi,
promette al III Congresso dell’Internazionale comunista il suo
appoggio al fine di creare più stretti legami tra le due Internazionali;
propone al III Congresso dell’Internazionale comunista che quest’ultima
sia rappresentata da tre membri nell’Esecutivo dell’Internazionale
sindacale rossa, e viceversa.
A giudizio dell’Internazionale comunista, il programma d’azione
dei sindacati rossi può essere riassunto pressappoco così:
Programma d’azione
1. La grave crisi economica che investe il mondo intero,
la catastrofica caduta dei pezzi all’ingrosso, la sovrapproduzione
in un momento in cui vi è una vera fame di merci, la politica
aggressiva della borghesia nei confronti della classe operaia, i suoi
sforzi costanti per abbassare i salari e per ricacciare indietro di
decenni la situazione operaia, la crescente esasperazione delle masse
che ne scaturisce, da un lato, e l’impotenza dei sindacati legati
ai loro vecchi metodi dall’altro, pongono i sindacati rivoluzionari
di tutti i paesi di fronte a nuovi compiti. E’ necessario elaborare
nuovi metodi di lotta economica, a seguito delle disgregazioni del capitalismo;
è necessario che i sindacati conducano un’aggressiva politica
economica per respingere l’attacco del capitale e, dopo aver consolidato
le loro vecchie posizioni, passare a loro volta all’attacco.
2. La base della tattica dei sindacati è costituita dall’azione
diretta di masse rivoluzionarie e delle loro organizzazioni contro il
capitale. Tutte le conquiste degli operai sono in relazione diretta
con l’azione diretta e con la pressione rivoluzionaria esercitata
dalle masse. Per azione diretta si debbono intendere tutti i tipi di
pressione immediata esercitata dagli operai sugli imprenditori e sullo
Stato e cioè: boicottaggio, scioperi, manifestazioni per le strade,
dimostrazioni, occupazione delle fabbriche, opposizione all’importazione
di merci da parte degli imprenditori e altre azioni rivoluzionarie,
adatte a unificare la classe operaia nella lotta per il socialismo.
Di conseguenza, il compito dei sindacati rivoluzionari consiste nel
fare dell’azione diretta uno strumento per maturare e preparare
le masse operaie alla lotta per la rivoluzione sociale e la dittatura
del proletariato.
3. Gli ultimi anni di lotta hanno rivelato con particolare evidenza
tutta la debolezza delle organizzazioni sindacali. Il fatto che gli
operai di una stessa fabbrica appartengano a sindacati diversi li rende
più deboli nella lotta. Il punto di partenza per una lotta efficace
deve essere il passaggio da una struttura puramente sindacale all’organizzazione
dei sindacati secondo i settori di produzione. <<In una fabbrica
un solo sindacato>> deve essere la parola d’ordine sul piano
della struttura organizzativa. La fusione dei sindacati affini in un
solo gruppo deve avvenire in modo rivoluzionario: è necessario
quindi che questo problema venga proposto ai membri dell’associazione
nelle fabbriche e nelle aziende, e inoltre nelle assemblee cittadine
e regionali e ai congressi nazionali.
4. Ogni fabbrica e ogni azienda debbono diventare un baluardo, una fortezza
della rivoluzione.
Al vecchio tipo di relazioni tra semplici membri dell’associazione
è necessario che subentrino i comitati di fabbrica. Questi comitati
di fabbrica debbono essere eletti da tutti gli operai dell’azienda,
indipendentemente dalle loro convinzioni politiche. E’ compito
degli aderenti all’Internazionale sindacale rossa spingere tutti
gli operai dell’azienda affinchè partecipino all’elezione
dell’organo che li deve rappresentare. Bisogna condannare categoricamente
tutti i tentativi di limitare le elezioni dei comitati di fabbrica e
di azienda esclusivamente alle assemblee di compagni, di attuare una
linea solo di partito, di escludere dalle elezioni la grande massa dei
senza partito. A questo modo si crea una cellula, non un comitato di
fabbrica o d’azienda. Ma la parte rivoluzionaria degli operai
attraverso le sue cellule, attraverso le sue risoluzioni e infine attraverso
ogni singolo membro deve esercitare la propria influenza sull’assemblea
generale e sui comitati di fabbrica e d’azienda da essa eletti.
5. La prima esigenza che si deve porre ai comitati di fabbrica e d’azienda
è di provvedere a spese dell’azienda ai lavoratori licenziati
a causa della mancanza di lavoro. In nessun modo si deve permettere
che gli operai vengano gettati sul lastrico e che l’azienda non
debba subirne la minima conseguenza. Bisogna obbligare l’imprenditore,
o il loro Stato, a corrispondere ai disoccupati l’intero salario.
Su questa piattaforma bisogna organizzare non già i disoccupati
ma principalmente gli operai delle diverse imprese, spiegando loro che
il problema della disoccupazione non può venire risolto nell’ambito
dell’ordine capitalistico, e che contro la disoccupazione l’arma
migliore è la rivoluzione sociale, la dittatura del proletariato.
6. La chiusura delle imprese e la diminuzione del numero di giornate
lavorative costituiscono oggi uno degli strumenti più importanti
nelle mani della borghesia; grazie ad essi la borghesia costringe gli
operai a subire la diminuzione del salario, il prolungamento del tempo
lavorativo e la soppressione del contratto collettivo. La serrata assume
sempre più chiaramente la forma dell’<<azione diretta>>
degli imprenditori associati contro le masse operaie organizzate. Perciò
bisogna lottare contro la chiusura delle fabbriche ed esigere che gli
operai esaminino i motivi che portano alla chiusura di una fabbrica.
A tale scopo è necessario creare commissioni di controllo, cui
spetta il controllo sulle materie prime, sul combustibile e sulle commesse;
esse debbono inoltre intraprendere la revisione delle effettive riserve
di materie prime necessarie alla produzione, e controllare le riserve
monetarie depositate nelle banche. Le commissioni di controllo elette
a questo fine debbono esaminare con la massima cura le relazioni finanziarie
tra le relative aziende e le altre; bisogna far comprendere agli operai
che l’eliminazione del segreto d’affari è uno dei
compiti pratici più urgenti.
7. Uno strumento di lotta contro la chiusura in massa delle fabbriche,
la diminuzione del salario e il peggioramento delle condizioni di lavoro
è l’occupazione della fabbrica o dell’azienda da
parte degli operai, che debbono proseguire la produzione contro la volontà
dell’imprenditore. Data la generale scarsità di merci,
la produzione deve necessariamente continuare; perciò gli operai
non possono accettare la chiusura premeditata delle fabbriche e delle
officine. A seconda dei rapporti locali, delle condizioni di produzione,
della situazione politica e della tensione della lotta politica, l’occupazione
può e deve anche essere sostenuta mediante altri metodi di pressione
sul capitale. Al momento dell’occupazione della fabbrica, l’amministrazione
deve essere affidata al comitato di fabbrica o d’azienda e altresì
ad un rappresentante del sindacato eletto a questo scopo.
8. La lotta economica deve essere condotta sotto la parola d’ordine
dell’aumento salariale e del miglioramento delle condizioni di
lavoro rispetto all’anteguerra.
[Non si possono assolutamente accettare i tentativi
dei padroni di riportare la classe operaia alle condizioni d’anteguerra
con il pretesto della concorrenza straniera ecc].
I sindacati rivoluzionari non debbono considerare i
problemi relativi al salario e al miglioramento delle condizioni di
lavoro sotto il profilo della concorrenza tra gli sfruttatori rapaci
delle varie nazioni, ma esclusivamente dal punto di vista del sostentamento
e della protezione della forza-lavoro.
9. Qualora i capitalisti adottino la tecnica di abbassare i salari,
o nel caso di una crisi economica, il compito dei sindacati rivoluzionari
consiste nell’impedire via via in ciascun ramo di produzione la
diminuzione del salario, senza lasciarsi quindi scindere in piccoli
gruppi. Fin dall’inizio gli operai delle imprese di pubblica utilità
(minatori, ferrovieri, elettrotecnici, dipendenti dalle aziende del
gas) debbono essere spinti a intervenire nella lotta, affinchè
la lotta contro l’attacco del capitale si estenda a tutti i più
importanti gangli vitali, cioè a tutto l’organismo dell’economia.
Qui sarà necessario e opportuno ricorrere a tutti i mezzi di
opposizione, cominciando da singoli scioperi parziali fino allo sciopero
generale in qualsivoglia settore importante di produzione su scala nazionale.
10. I sindacati debbono porsi come compiti pratici la preparazione e
l’organizzazione di scioperi internazionali che abbraccino un
determinato settore di produzione. La sospensione dei rifornimenti di
carbone o l’interruzione del commercio su scala internazionale
sono importanti mezzi di lotta contro gli attacchi reazionari della
borghesia di tutti i paesi.
I sindacati debbono seguire attentamente la congiuntura internazionale,
al fine di scegliere il momento opportuno per il loro attacco; pertanto
non debbono dimenticare neppure per un istante che un attacco internazionale,
di qualsiasi genere esso sia, sarà possibile soltanto se si creeranno
effettivi sindacati rivoluzionari internazionali, che non abbiano nulla
in comune con l’Internazionale gialla di Amsterdam.
11. La fiducia nel valore assoluto dei contratti collettivi diffusa
dagli opportunisti deve essere respinta con chiarezza e decisione dal
movimento rivoluzionario.
[Il contratto collettivo è soltanto un armistizio
che il padrone rompe quando gli conviene: bisogna perciò attribuire
ad esso solo un valore relativo.]
12. La lotta delle organizzazioni operaie contro gli
imprenditori individuali e collettivi deve essere utilizzata, tenendo
conto dei rapporti nazionali e locali, per l’intera esperienza
della lotta di liberazione della classe operaia. Perciò ogni
sciopero importante non soltanto deve essere preparato con cura dagli
operai, ma contemporaneamente all’inizio dello sciopero debbono
anche essere creati appositi quadri per lottare contro i sabotatori
ed opporsi alle svariate provocazioni.
13. Tutta la lotta economica della classe operaia nel prossimo futuro
deve concentrarsi sulla parola d’ordine del partito: <<controllo
operaio della produzione>>; tale controllo deve essere realizzato
prima che il governo e le classi dominanti riescano a creare surrogati
di controllo.
14. Anche la parola d’ordine della partecipazione degli operai
agli utili delle imprese deve essere oggetto di una severa denuncia.
15. Mentre si conduce la lotta per migliorare le condizioni del lavoro,
elevare il livello di vita ed introdurre il controllo operaio, bisogna
sempre tener presente che questi problemi non potranno mai essere risolti
nell’ambito dei rapporti capitalistici; perciò i sindacati
rivoluzionari ad ogni passo debbono strappare concessioni alle classi
dominanti, costringendole ad attuare una legislazione socialista; debbono
inoltre rendere pienamente chiaro alle masse operaie che il problema
sociale potrà essere risolto soltanto dopo aver annientato il
capitalismo e istituito la dittatura del proletariato.Considerando le
cose da questo punto di vista, nessuna azione parziale degli operai,
nessuno sciopero parziale, nessun conflitto per quanto insignificante
deve rimanere senza tracce. I sindacati rivoluzionari debbono generalizzare
tali conflitti e portare le loro masse operaie a riconoscere la necessità
e inevitabilità della rivoluzione sociale e della dittatura del
proletariato.
16. La lotta economica è contemporaneamente una lotta politica,
cioè una lotta di classe generale. La lotta stessa, pur se coinvolge
ampi strati operai nel paese, può essere condotta in modo realmente
rivoluzionario e con la maggior utilità possibile per la classe
operaia nel suo complesso soltanto se i sindacati rivoluzionari procederanno
di pari passo, in strettissima collaborazione e in strettissima alleanza
con il partito comunista del paese. La teoria e la prassi di scindere
la lotta di classe degli operai in due parti autonome è estremamente
dannosa nell’attuale momento rivoluzionario. Il metodo suindicato
esige la massima concentrazione delle forze, e ciò è raggiungibile
soltanto se si stimolano al massimo le energie della classe operaia,
vale a dire i suoi elementi comunisti e rivoluzionari. Invece azioni
parziali del partito comunista da un lato e delle associazioni rivoluzionarie
rosse di classe dall’altro sono a priori destinate al fallimento
e all’annientamento. Pertanto l’unità dell’azione
e l’alleanza organica del partito comunista con i sindacati rivoluzionari
sono le condizioni preliminari del successo nella lotta contro il capitalismo.
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